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sabato 29 novembre 2025

IERI, OGGI E DOMANI


Roma, A.D. 1.013 d.C.

La ragazza era bellissima: capelli neri, incarnato bianchissimo, grandi occhi da cerbiatta color nocciola. Il suo nome era Eugenia. Suo padre era un povero fattore al servizio di una nobile famiglia e la giovane era condannata ad una vita da serva, una quasi schiavitù, nelle grinfie di una padrona capricciosa ed arrogante. 

- Non se ne parla proprio! Pensava, convintissima, la bella e volitiva Eugenia. Aveva ereditato il carattere energico da sua nonna Mnemosine, bellissima anch’essa e spesso additata come strega. Intanto, il suo amato Ermes si sarebbe sposato di lì a pochi mesi e lei era disposta a tutto, ma proprio tutto per farlo innamorare perdutamente di lei e far sì che il matrimonio andasse a monte!

Immersa in questi pensieri Eugenia s'incamminò nel boschetto un tempo dedicato alla dea Venere, così come le era stato indicato dall'amica Eufrosia che aveva avuto un problema analogo e lo aveva risolto brillantemente riuscendo a sposare un capitano della guardia. Nella boscaglia la fanciulla si fece guidare solo dal sottile fil di fumo che usciva dal comignolo di una vecchia casa, la sua destinazione.

La casetta era isolata ed anche parecchio malandata. Era situata in un luogo un po' lugubre: stormi di corvi volavano bassi e si posavano sui rami degli alberi accanto alla catapecchia. Il miagolio di una gatta in calore rompeva il silenzio di quel bosco stregato. Era una gatta nera, cieca ad un occhio: senz’altro una creatura del demonio.

Eugenia non era il tipo da farsi intimorire per così poco: la intimoriva (anzi, a dir il vero la terrorizzava) di più il suo triste futuro e doveva far qualcosa per cambiarlo. Urgentemente.

Non ebbe esitazioni ad entrare nella baracca e si trovò al cospetto di una vecchia davvero spaventosa: i capelli bianchi arruffati dovevano essere ricettacolo di parassiti d'ogni genere, il viso era terreo, gli occhi sporgevano asimmetrici fuori dalle orbite ed un grosso naso bitorzoluto dominava la scena del suo volto.

-Vieni carina, cosa mi hai portato? Disse l’anziana donna, con una voce dal tono melenso.

-Signora- Rispose Eugenia - Le ho portato tutto ciò che avevo: dieci uova appena deposte, quattro belle forme di cacio, ben stagionato, e...ed anche questi monili che ...che...insomma che ho trovato in casa della mia padrona...le piacciono?

-Oro?

-Sì, sì

-Benissimo, mi piacciono tanto! Sghignazzò la vecchia, mostrando una dentatura a dir poco approssimativa.

-E il resto, tutto l'occorrente, lo hai portato?

-Sì signora, come mi ha detto la mia amica Eufrosia: il mio sangue mestruale, capelli di lui, ehm...pipì del mio amato! Sta tutto qua!

-Ah, benissimo, mi metto subito all'opera. In poco tempo il filtro d'amore sarà pronto!  Buttò in un pentolone che già ribolliva nel caminetto tutti gli intrugli portati dalla fanciulla, vi aggiunse sangue di piccione appena sgozzato, ali di pipistrello ed escrementi di corvo, indispensabili per la buona riuscita della pozione.

Poi aggiunse:

-Mentre aspettiamo, vediamo cosa ti riserva il futuro...

La vecchiaccia era una veggente bravissima, non sbagliava mai!

Eugenia le porse la mano e la donna la esaminò con cura, poi corse fuori e ritornò dopo poco con un grosso topo.

-Le viscere dei ratti sono infallibili- Esclamò convinta.

Squartò il topo e frugò a lungo nelle frattaglie puzzolenti che poi ripose, per conservarle gelosamente, in una ciotola: sarebbero certamente tornate utili!

-Benissimo mia cara, tutto andrà in porto, ma devi seguire alla lettera le mie istruzioni. Il tuo amato dovrà bere la mia pozione per tre giorni consecutivi, mattina e sera, e nel giro di tre mesi al massimo s'innamorerà di te e ti sposerà, anche se sei povera! Vivrete a lungo felici e  avrete sette figli, quattro maschi e tre femmine. Ecco, sta scritto tutto qui! 

Lo sguardo della fattucchiera sembrò addolcirsi, e aggiunse:

-Mi sei simpatica e ti voglio fare un omaggio, sperando che ti ricorderai di me anche in futuro.

Così porse a Eugenia due preziose ampolle e continuò: 

-Quella rossa contiene il filtro d'amore, quella gialla contiene una pomata, fatta con ingredienti rarissimi come  bile di gatta nera in amore, che dovrai passare sul viso tutte le sere: così diventerai la più bella del mondo!

Eugenia, un po' stordita ed anche un tantino disgustata, uscì dalla capanna con le due ampolle e tornò a casa con un’iniezione di  fiducia. Era certa che avrebbe raggiunto il suo scopo.

 

Roma, Anno 2019 d.C.

Romina, incerta, si guardava allo specchio. Non sapeva se indossare la minigonna rossa o il fuseaux blu con quella maglietta scollata a righe che le piaceva tanto. Alla fine optò per la mini con un top bianco, faceva caldo e poi aveva belle gambe, lunghe e abbronzate.

Avrebbe fatto colpo.

Naturalmente, prima di uscire, consultò su internet  l'Oroscopo di Mario Box, un vero mago! Le notizie erano ottime: giornata eccellente per il Sagittario, soprattutto in amore...se poi avevi l'ascendente in Toro, la Luna nella Vergine e Plutone nella Quinta Casa era proprio l'ideale: la giornata perfetta! E poi, c'era Venere nei Pesci, una meraviglia davvero per le relazioni amorose! Solo Giove era un po' dissonante ma avrebbe influenzato solo le finanze, roba da poco! Così acquistò fiducia.

Informò il mondo del suo stato di grazia: “Finalmente una bella giornata.” Scrisse sui social.

Aggiunse 15 punti esclamativi, un cuoricino azzurro e uno rosso, una faccina sorridente, due soli e tre stelline, così  i suoi 4927 contatti avrebbero saputo che stava uscendo di casa, e tra di essi c’era anche LUI. Naturalmente allegò il link che riportava le notizie del suo oroscopo perfetto (Anzi “xfetto”).

Si truccò accuratamente, indossò scarpe aperte con tacchi a spillo e controllò se aveva abbastanza soldi nel portafoglio. Doveva assolutamente passare in profumeria per acquistare i nuovi prodotti di  bellezza, di ultimissima generazione. Aveva già 28 anni e le prime rughe avanzavano. Era incerta però: le avevano consigliato due tipi di prodotto, entrambi nuovissimi e molto efficaci. L'uno a base di siero di vipera, l'altro di bava di lumaca.

 

Base lunare Altan3, Anno 3015 d.C (anche se d.C. nessuno sa più cosa significhi)

KK6 era un’androide di sesso femminile. Molto graziosa, aveva il compito di svolgere calcoli e misurazioni ma la tecnologia avanzatissima con cui era stata progettata, sfruttando autentico DNA umano, le forniva anche una sensibilità speciale. Tanto speciale che un piccolo difetto di fabbricazione non ne inibiva sistematicamente le emozioni, come era giusto e normale che fosse. Insomma si innamorava spesso, a modo suo. Era un’anomalia, a lei piaceva tanto anche se sapeva bene di non doverne parlare a nessuno. In quel momento il suo preferito era l’androide YY7, bello, alto e muscoloso. Gli androidi di sesso maschile difficilmente subivano alterazioni della personalità programmata eppure lei sentiva di dover tentare qualcosa. Nulla era impossibile.

Si incamminò fuori della base seguendo le indicazioni di una sua compagna che da poco era stata “spenta”  perché dicevano fosse difettosa, proprio come lei, avviandosi verso un accampamento di profughi titaniani, isolato e ben controllato. Aveva saputo che si trattava di una specie dai poteri soprannaturali e per questo emarginata dalla comunità. Naturalmente il tutto avveniva in gran segreto, pena le temutissime epurazioni.

Portò con sé un sacchetto di polvere di platino 190, preziosissimo, per il pagamento della prestazione.

Seguì con mille precauzioni il percorso indicato fino a giungere al cospetto della persona speciale che  l’amica le aveva  raccomandato. Di lei si raccontava che conoscesse tutti i segreti dell’Universo e sapesse tutto anche sulla strana pratica degli antichi terrestri, chiamata “sesso”, di cui nessuno poteva parlare ma che suscitava tante curiosità. Veniva considerata la causa di tutti i mali e della distruzione pressoché totale del pianeta blu, il più bello del Sistema Solare.

Quando KK6 giunse al cospetto della maga titaniana si accorse che più che una persona appariva come un cumulo di marmellata di fragole dai movimenti goffi e faticosi. I numerosi occhi erano affogati nella melma rossastra ed emanava un odore nauseabondo di idrocarburi, ma, nonostante l’aspetto a dir poco bizzarro, seppe subito comunicarle fiducia. 

-Vuoi un filtro d’amore , carina?

- Come fai a saperlo? Sei davvero una veggente!

- Qua vengono tutte per lo stesso scopo, è facile indovinare!

- Allora? Chi vuoi conquistare? Umano, androide, venusiano o addirittura uranicondo?

-Androide, un meraviglioso androide che sembra un dio!

-Allora, vediamo un po’!

La marmellata vivente iniziò a frugare in una serie di contenitori di gelatine variopinte sistemate alla rinfusa su un’altissima scaffalatura insieme ad ogni tipo di macchinario. Centinaia di luci colorate lampeggiavano: la maga pigiò un pulsante color amaranto producendo un lungo sibilo, così si aprì uno sportellino da cui sbucò un animaletto peloso dai denti aguzzi.

-Lo strapazzerò soltanto un po’- Così dicendo iniziò a premergli sulla pancia fino ad ottenere un bel mucchietto di escrementi azzurri. Fece lo stesso con un lucertolone viola procurandosi del vomito rosa, ci sputò sopra e mescolò gli ingredienti con la sua saliva giallognola. 

-Il gioco è fatto! I tuoi sogni saranno realizzati!

Così disse tirando fuori da un essiccatoio a raggi epsilon una polverina brillante, fabbricata dal trattamento dell’intruglio preparato.

-Dovrete cospargervi entrambi di questa polvere e così tutte le notti vi terrete per mano e guarderete le stelle avvertendo uno strano rimestìo interno, ebbene,  quello  è l’amore. Una dose aggiuntiva, se siete soggetti predisposti, vi porterà a fare la famosa cosa proibita che inizia per s…Attenzione mi raccomando, la punizione per chi viene scoperto è l’immediato spegnimento! Ma ti assicuro che ne varrà la pena!

Così KK6 si allontanò in fretta con il  prezioso materiale provando in seno una strana euforia, una sensazione che richiamava molto lo stato che le avevano descritto come “felicità”.

 


martedì 7 maggio 2024

RISVEGLIO

 Katherine  non era del tutto sveglia, il suo corpo non rispondeva ai comandi del cervello che aveva ripreso, invece, a funzionare. Era rigida e sentiva letteralmente un fluido vitale scorrere giù per le vene, appena tiepido ma corroborante. Sapeva che per un po’ di tempo non sarebbe stata del tutto cosciente, così le avevano spiegato. La sfiorò il pensiero di un guasto improvviso all’astronave ma non volle pensarci, si sarebbe agitata. Come aveva appreso durante il lungo addestramento, fece degli esercizi di rilassamento ripercorrendo con la memoria le tappe della sua vita, fino a quella incredibile missione nello spazio.

   Con diligenza, da brava e scrupolosa scolaretta, iniziò lentamente a ricordare i trascorsi che l'avevano portata a credere nell’impresa di un gruppo di sognatori disperati, proprio come lei. Si rivide bambina in un centro d'accoglienza governativo, probabilmente ceduta da genitori poveri, imbarazzanti o corruttibili. O forse sognatori e disperati, anche loro, come aveva sempre preferito pensare.

   Eppure qualche flebile ricordo era rimasto nelle pieghe della sua corteccia: l’immagine di una donna bella e sorridente, dagli occhi scuri e i seni importanti. Una piccola casa lungo un fiume, uomini in divisa che sfilavano, armati fino ai denti. Era un puzzle incompiuto, a cui i suoi neuroni aggiungevano gradualmente elementi. In quel momento si accorse di averne di nuovi. Sorprendentemente, dopo quel lunghissimo riposo forzato altre memorie si erano stratificate nella sua mente. Ricordò per la prima volta lunghe mani ingioiellate, una montagna di banconote chiuse in una valigia nascosta sotto un vecchio letto in una casa di campagna. E ricordò il colore degli alberi, delle cascate, dei prati fioriti. Ma certamente non erano reali, Tutte queste cose non esistevano più da secoli sulla Terra e pensò che fossero il frutto della sua fervidissima immaginazione.

    Ebbe anche la sensazione di essere osservata, ma fu solo un attimo.

    La campagna era in realtà la periferia degradata di una metropoli tentacolare nei cui meandri accadeva di tutto, compresa la compravendita di esseri umani.

    Da bambina scriveva storie, su quaderni raccattati in un vecchio magazzino, con matite colorate  che temperava con un coltellino in dotazione al suo equipaggiamento. Storie fantastiche, vagheggiate, perse nella memoria e fuse con i sogni. In una di queste storie aveva una mamma e un papà e vivevano in una caverna nascosti dal mondo: era una vita avventurosa immersa in una natura viva e violenta, certamente anch’essa immaginaria. Le città infatti, erano sovrastate da cupole e agonizzavano, destinate ad una fine certa a causa della mancanza di  risorse: acqua potabile, cibo, combustibili e perfino l'ossigeno scarseggiavano.

   E poi all’esterno c'erano mille pericoli, orde di mutanti infestavano il mondo: erano esseri mostruosi che si cibavano di carne umana e devastavano ogni prodotto della civiltà; dotati di un’intelligenza superiore miravano alla conquista della Terra e soprattutto di altri mondi, visto che il pianeta dell’uomo era ormai ben poco vivibile. Diabolici e spietati, si temeva che si fossero infiltrati anche tra la popolazione delle cupole.

   Kathe sapeva che lo scopo della missione era la ricerca di  nuovi pianeti, veri eden dello spazio, future culle della specie umana. E loro erano gli eletti, i colonizzatori: scelti attraverso selezioni durissime, dal cervello ricondizionato e propenso solo al bene, da cui, come le era stato spiegato, erano state cancellate le orrende memorie che li riconducevano al loro mondo perduto.

   Sapeva che era una missione senza ritorno, affidata a qualche migliaio di umani addestrati sin dalla nascita. Tutti privi di affetti, di famiglia, di ricordi: le migliori pedine da giocare in quel viaggio senza ritorno, senza speranze, con pochissime prospettive di riuscita. Il sistema di comunicazioni con il pianeta di origine era affidato agli sviluppi di una teoria recentissima, sulla

“Persistenza della scia di luce attraverso il vuoto”, ben poco comprovata e abbastanza aleatoria. Ma era il presupposto teorico per la trasmissione e la ricezione dei dati: basata sul fatto che le onde elettromagnetiche creano un fronte che perturba lo spazio permettendo alle oscillazioni di giungere a destinazione prima della radiazione stessa, in buona parte funzionò.  

   Così l'equipaggio poteva comunicare i risultati della spedizione in tempi molto più brevi di quelli previsti dalla relatività, approfittando di scorciatoie cosmiche ben note e attraversabili anche dalla materia, quindi utili per il viaggio.

   Kathe, avvolta nella capsula protettiva, sentiva la pelle che si staccava a brandelli, una sorta di metamorfosi investiva il suo corpo: l'acqua scivolava via e con essa il bozzolo in cui era avvolta. Un involucro di fibre vegetali, una sorta di nido, costruito con tecniche raffinate, biotecnologiche.

Ricordava il mare, ma era un ricordo sfocato, sommesso, non era certa di averlo mai visto davvero.

Echi di voci indistinte, doloranti, fluivano veloci verso il percorso forzato di una memoria preconfezionata, ma che conteneva un pulviscolo sporco di verità. Le  sofferenze di una bambina alle prese con un mondo più grande di lei, dove la bugia e la verità si confondevano nel quotidiano, assolutamente indistinguibili.

  “Guarda negli occhi il mondo, dici sempre quello che pensi, rispetta le opinioni degli altri e combatti con tutte le tue forze chi non lo fa”.
  “Rispetta tutte le creature del pianeta, ama il pianeta, ama la natura per come è, senza regole anche se a volte appare crudele.” Una voce metallica ripeteva nella sua testa questi moniti.
“La natura non ha un piano prestabilito, solo gli uomini lo hanno; la natura vive di impulsi, sussulti, gemiti, ed  è lei la padrona. Come una madre ci ha accolti, ma può distruggerci con una spinta, con un soffio, con le sue lacrime confuse nella pioggia. Noi viviamo solo un attimo, nel tempo cosmico siamo meno di un battito di ciglia. Riempiamolo di vita questo piccolo momento che ci è toccato, e respiriamo questa vita fino in fondo, non lasciamo che ci scivoli addosso, presto rotolerà via comunque e le nostre tracce si dissolveranno nel vento di un nuovo autunno.”

  Erano parole scolpite nei neuroni del suo cervello, moniti, consigli, ma non riusciva ad associarli a nessuno, non umano almeno.

  Intanto la vista si schiariva, e sagome indistinte cominciavano a prendere corpo intorno a lei. Ectoplasmi che lentamente divenivano presenze reali, dai contorni definiti, di cui Kathe cominciava ad avvertire i respiri, i singhiozzi, le voci indistinte, gli odori. Ebbe una sensazione negativa, si sentì soffocare e per la prima volta provò paura, una paura irrazionale che presto si tramutò in terrore puro. Quando le sagome che intravedeva cominciarono a prendere corpo e i suoni furono distinguibili.

   Molti degli altri astronauti erano passati direttamente dal sonno profondissimo dell'ibernazione alla morte e giacevano nei loro loculi semiaperti da cui emanava un effluvio nauseabondo di carne putrefatta. Ma non tutti. C’era anche chi, risvegliandosi, si rendeva improvvisamente conto di ciò che accadeva e delle sue conseguenze.

   I recettori del suo nervo olfattivo non erano ancora del tutto attivi e neanche i coni e i bastoncelli della retina. La sua coscienza era assopita, avvolta dall'involucro ovattato dei ricordi.  Di lì a breve si sarebbe resa conto del destino che attendeva lei e i suoi compagni di viaggio, superstiti di quel “folle volo” della conoscenza e dell'arroganza umana.

   Mentre i sensi assopiti le si risvegliavano lentamente, Kathe riceveva lievi zaffate maleodoranti di carne putrefatta, fruscii di gemiti di dolore e singhiozzi provocati da conati di vomito, ma era immobilizzata nella sua capsula e non comprendeva a fondo l’orrore che la circondava. Perché per le poche decine di esseri risvegliatisi prima di lei da quel torpore paralizzante, l’unica via di sopravvivenza, l’unica risorsa per placare i morsi della fame era contenuta nei corpi ancora in vita dei compagni. Sarebbe stato così anche per lei.

   La realtà si presentò come un pugno nello stomaco. Nessuna poesia, nessun messaggio di conquista, di speranza o di amore. Ora le sfuggiva il senso profondo di ogni cosa, e soprattutto di quel folle viaggio.

   Quando Kate finalmente spalancò gli occhi sul vuoto, improvvisamente le ombre indistinte che era riuscita a scorgere presero forma: non era un bello spettacolo. C'era un tappeto di cadaveri, alcuni già decomposti e l'odore era nauseante. Ma la cosa peggiore era l’avanzare di quei corpi vivi e pallidi, miracolosamente resuscitati e famelici verso il suo loculo. Capì tutto in solo istante, e qualcosa scattò nella sua mente, un istinto da predatore implacabile, accuratamente nascosto nel suo DNA e perfettamente innestato nei falsi pensieri buoni che l’avevano accompagnata fino a quel momento: così raccolse le forze riposte in tanti anni di sonno forzato e una scossa violenta fece sussultare il suo corpo che si scagliò con indicibile violenza contro i malfermi assalitori.

   Il collegamento con la Terra era attivo, in audio e video, c’era solo un insignificante sfasamento temporale.

   Dal pianeta madre assisterono ad una battaglia tra esseri che non avevano più nulla di umano, che si strapparono a vicenda brandelli di carne viva, in una primordiale e atavica lotta per la sopravvivenza. Le immagini si chiusero, come nei peggiori “splatter” con un primissimo piano sul volto trasfigurato della donna: gli occhi fuori delle orbite, la bocca insanguinata e deformata in un ghigno sinistro.

  Dalla base terra echeggiò un coro di voci soddisfatte e concordi: “Missione compiuta!”

Erano LORO.

 L’ingente investimento economico in corpi da riprogrammare allo scopo di diffondere negli spazi quella  specie degenerata, cominciava a dare i suoi frutti e si avviava alla completa realizzazione. Avrebbero occupato altri pianeti e, forse, la galassia intera.

© Silvana Maroni

 


martedì 30 aprile 2024

GIOVE E VENERE

 Incontro di astri che splendono

nella luce incerta del crepuscolo
e si tuffano nel buio
tenendosi per mano.
Notte dopo notte
si rincorrono
si raggiungono fino a stringersi in un fugace abbraccio.
Poi fuggono di nuovo
ognuno lungo un'orbita straniera
che non appartiene all'altro,
ognuno solitario nel suo incedere nel cosmo
passo su passo
luce su luce.
Ognuno libero e lontano
da chiunque altro.
Ognuno sicuro lungo una strada
segnata dal filo invisibile della gravità.
Solo noi quaggiù li vediamo incontrarsi
e poi fuggire via
come due innamorati, presi in un gioco perverso,
eterno, ricorrente,
eppure inesistente.
Un amore che li vedrà lasciarsi e ricongiungersi
baciarsi e abbandonarsi
per poi ritrovarsi dopo anni, secoli , millenni
negli occhi offuscati di chi li osserva
per sempre uniti.
Si sa,
solo gli amori impossibili
sanno sfidare l'eternità.
S.M.

Foto marzo 2023 - Congiunzione Giove-Venere

venerdì 19 aprile 2024

CINQUE PER CENTO

 Era la fine del mondo. L’asteroide diretto verso la Terra disegnava nel cielo scuro una scia luminosa, come la stella cometa di un vecchio Natale, il primo, quello vero. Gli strali lanciati con rabbia dal dio dell’universo sarebbero ricaduti sull’uomo e le sue colpe. La gravità attirava quella materia impazzita e non c’era scampo per nessuno sul vecchio e stanco pianeta, da tempo succube dell’arroganza umana.

Anche se stavolta l'uomo non c'entrava nulla. Era stato il caso che aveva posto quel masso in rotta di collisione con la Terra. Puro caso.

Lui era in strada, al contrario della maggioranza. Era stato nel tunnel della metropolitana ma aveva trovato un vero inferno: schiamazzi, urla, litigi furiosi. Qualcuno pregava, altri piangevano disperati, qua e là c'era chi si sparava droghe ottenute a prezzo irrisorio.

 I soldi erano già carta straccia.

Preferì non mescolarsi a quella marea umana impazzita, decise che sarebbe morto all’aria aperta, guardando in su, disteso sotto quello stesso cielo che in passato aveva osservato carico di amore e di curiosità, scrutato al telescopio, ammirato nelle notti limpide e che ora gli stava crollando addosso. Briciole di cielo avrebbero cancellato l'umanità. L'Universo non se ne sarebbe neanche accorto. Intorno vedeva sfrecciare veicoli sovraccarichi di bagagli, provviste, masserizie, come se ci fosse stato uno scampo, un luogo sicuro dove nascondersi. C'era ancora qualcuno che coltivava illusioni e incredulità.

Nella realtà la speranza era legata ad un filo sottilissimo. I notiziari erano stai chiari: le  sonde inviate per distruggere l’asteroide o deviarne la traiettoria mortale avevano fatto cilecca, o quasi. Avrebbero fatto tutti la fine dei dinosauri.

 Le possibilità di salvezza erano irrisorie, legate ad un ipotetico impatto con un altro frammento impazzito. Sarebbe stato come fare filotto sull'immensa tavola di biliardo azzurra srotolata lassù, a sovrastare l'umanità disperata, ormai consapevole di non essere la padrona su quel sassolino alla periferia della galassia.

Si parlava di una percentuale intorno al 5%, un nulla.

 Si recò davanti al mare e si distese sulla spiaggia, in prima fila per l’ultimo spettacolo. Maledisse se stesso, aveva desiderio di fumare ma aveva smesso all'improvviso, poche settimane prima, spaventato dai soliti allarmismi dei medici, ora ridicoli a dir poco.  Si frugò lo stesso nelle tasche, e fu premiato. Sul fondo trovò un pacchetto accartocciato con un’ultima sigaretta. Una su 20. “ E’il 5%” pensò. “Si può essere fortunati due volte?”

Gli venne su un sorriso beffardo. L’accese aspettando gli eventi.

© Silvana Maroni

 

 


giovedì 18 aprile 2024

ATTRAVERSO IL RAGGIO VERDE

 Attraverso il raggio verde – A spasso tra universi paralleli – Storie ordinarie e straordinarie di incontri possibili e impossibili

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Il raggio verde è un fenomeno ottico visibile quando il Sole, all'alba o al tramonto, crea una sottile striatura luminosa colorata di verde smeraldo che dura pochi istanti. È un fenomeno fugace, un guizzo veloce di colore intenso difficilissimo da osservare, proprio come sono fugaci e difficili da cogliere certe occasioni che la vita ci presenta.
A questo fenomeno, per certi versi misterioso e soprattutto sfuggente, si possono paragonare le storie di questa raccolta. Storie legate al caso, al tempo o ad eventi imprevedibili, sospese fra Universi paralleli, fra passato, presente e futuro, sogno e realtà.
Alcune sono di fantascienza pura o fantasy, veri e propri voli pindarici della fantasia, ma vi sono anche storie normali di cambiamento, svolte, decisioni, eventi che risolvono la vita.
Quando l’ambiente ci condiziona e ci opprime la cosa migliore da fare è andare via, cambiare radicalmente? È davvero la scelta giusta o è meglio restare, a combattere contro i propri fantasmi?







NUMERI

 -Rispondo dall’Italia-

-Il PUK signora, deve digitare il PUK!

Sempre numeri, solo numeri, come si fa a tenerne a mente tanti?  

Quand’ero piccola le zie giocavano al lotto, c’erano i  numeri di zia Carolina, li ha giocati per una vita intera senza vincere neanche un centesimo! Doveva provarci adesso con tutti questi giochi nuovi!

MillionDay, Gratta e vinci, 10elotto, Superenalotto... E già Superenalotto, si vince forte!

Nientedimeno 64 milioni di Jackpot, fosse viva zia Carolina ci si tufferebbe!

-Rispondo dall’Italia-

Quasi quasi mi tuffo io. 64 milioni! Magari la zia mi aiuta dall’aldilà!

 Ma poi io nell’aldiquà che ci faccio con tutti quei soldi?

Mi compro una casa, anzi due, anzi tre. 10 milioni a Paolo,mio fratello, così smette di lavorare che si lamenta sempre! No, e se poi si droga, beve?

 A mamma una bella casa e una anche a me, ma poi che facciamo, ci separiamo? Una bella villa, grande per tutte e due magari, così stiamo più comode. Ma poi ci vorrebbero cameriere per la pulizia, tutti i giorni, e lei non sopporta estranei trai piedi, lo dice sempre! Potrei viaggiare, non lavorare più...

-Rispondo dall’Italia-

Ma no dai, forse è meglio che non  gioco...

© Silvana Maroni


 

lunedì 14 novembre 2022

TRASGRESSIONE

 -“Il Monastero”, così si chiama.

-Strano nome per un locale alla moda! Antiquato direi!

-Ti ho già detto che non è un locale comune, ha una sezione diversa, diciamo così.

-Senti, io ho paura, non assumo sostanze proibite e rispetto la legge.

-Ma se è tutto sicurissimo! E non devi assumere sostanze di nessun tipo, tranquillo!

-Non so se verrò nella sezione proibita!

-E che te ne fai di una delle solite serate a consumare bevande insipide in compagnia dell’ologramma di una sconosciuta?

- Si possono fare tante cose con un ologramma.

-Ma l’hai mai accarezzata una ragazza vera? Ha mai sentito il profumo della sua pelle, il fremito della sua bocca, appoggiato le labbra su…

-E basta, se ci scoprono lo sai che c’è il carcere? E poi i telefoni? Sono tutti controllati, come fanno a non accorgersi di nulla?

-Qui hanno elaborato un algoritmo che pubblica continuamente immagini sui social a tuo nome: foto di cocktail, cibi, selfie con ragazze o gruppi di amici, tutti ologrammi naturalmente. Devi solo consegnare il cellulare all’ingresso e non pensarci più. Vedrai, sarà un’esperienza unica! Conoscerai persone in carne ed ossa, ci parlerai guardandole negli occhi e ascolterai musica dal vivo, c’è gente che suona strumenti veri! Poi se ti piace una ragazza e tu piaci a lei potrete…

-E basta, non esageriamo, vuoi tornare alla preistoria, quando ci si accoppiava per provare piacere o per procreare? Comunque mi hai convinto, verrò, ma solo per questa volta!

Certo che non sanno più cosa inventare!   

© Silvana Maroni



martedì 26 gennaio 2016

Voyager Golden Record

Il Voyager Golden Record è un disco per grammofono inserito nelle due sonde spaziali del Programma Voyager, lanciato nel 1977, contenente suoni e immagini selezionate al fine di portare le diverse varietà di vita e cultura della Terra. È concepito per qualunque forma di vita extraterrestre o per la specie umana del futuro che lo possa trovare. La sonda Voyager impiegherà 40.000 anni per arrivare nelle vicinanze di un'altra stella.
« Questo è un regalo di un piccolo e distante pianeta, un frammento dei nostri suoni, della nostra scienza, delle nostre immagini, della nostra musica, dei nostri pensieri e sentimenti. Stiamo cercando di sopravvivere ai nostri tempi, ma potremmo farlo nei vostri. » (Jimmy Carter, Presidente degli Stati Uniti d'America)
Il contenuto del disco venne selezionato per la NASA da una commissione guidata da Carl Sagan della Cornell University. Sagan e la commissione misero insieme una varietà di 115 immagini e un gran numero di suoni naturali, come quelli prodotti dalle onde, dal vento, dai tuoni e suoni prodotti da animali, come il canto degli uccelli e quello delle balene. Inoltre venne inserita una selezione musicale proveniente da diverse culture e diverse epoche, oltre ai saluti di abitanti della Terra in 55 lingue diverse e la riproduzione del messaggio del presidente degli U.S.A. Jimmy Carter e del Segretario generale delle Nazioni Unite Kurt Waldheim. Dopo le critiche ricevute dalla NASA sull'inserimento nelle placche del programma Pioneer dell'immagine di un corpo maschile e uno femminile nudi, l'agenzia spaziale non permise a Sagan di inserire immagini di uomini e donne nudi.
I saluti nelle diverse lingue iniziano con l'accadico, lingua diffusa nel Vicino Oriente a partire dal III millennio a.C., e finiscono con la lingua Wu, parlata attualmente in Cina. La sonda Voyager 1 è stata lanciata nel 1977, ha passato l'orbita di Plutone nel 1990, e lasciato il sistema solare (cioè passando il limite oltre il quale l'attrazione gravitazionale del Sole non è più dominante su quella delle altre stelle vicine) nel novembre 2004. Adesso è in viaggio nello spazio interstellare. Come Carl Sagan ha notato,
"La navicella potrà essere trovata e la registrazione visualizzata solo se esistono civiltà avanzate che viaggiano nello spazio interstellare. Ma il lancio di questa bottiglia nell'oceano cosmico è un messaggio di grande speranza circa la vita su questo pianeta".
La sezione che include i brani musicali è particolarmente suggestiva, comprende tra l'altro:
Melancholy blues di Louis Armstrong ;
Il Preludio e fuga no. 1 in Do maggiore da Il clavicembalo ben temperato, Libro II di Bach interpretato da Glenn Gould;
Il Canto Notturno degli Indiani Navajo;
La Cavatina dal Quartetto n. 13 op.130 in Si bemolle di Beethoven;
Johnny B. Goode di Chuck Berry.
Incluso nella parte audio di "I suoni della terra" vi è una traccia contenente il messaggio Per aspera ad astra in Codice Morse.

© Silvana Maroni