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sabato 29 novembre 2025

IERI, OGGI E DOMANI


Roma, A.D. 1.013 d.C.

La ragazza era bellissima: capelli neri, incarnato bianchissimo, grandi occhi da cerbiatta color nocciola. Il suo nome era Eugenia. Suo padre era un povero fattore al servizio di una nobile famiglia e la giovane era condannata ad una vita da serva, una quasi schiavitù, nelle grinfie di una padrona capricciosa ed arrogante. 

- Non se ne parla proprio! Pensava, convintissima, la bella e volitiva Eugenia. Aveva ereditato il carattere energico da sua nonna Mnemosine, bellissima anch’essa e spesso additata come strega. Intanto, il suo amato Ermes si sarebbe sposato di lì a pochi mesi e lei era disposta a tutto, ma proprio tutto per farlo innamorare perdutamente di lei e far sì che il matrimonio andasse a monte!

Immersa in questi pensieri Eugenia s'incamminò nel boschetto un tempo dedicato alla dea Venere, così come le era stato indicato dall'amica Eufrosia che aveva avuto un problema analogo e lo aveva risolto brillantemente riuscendo a sposare un capitano della guardia. Nella boscaglia la fanciulla si fece guidare solo dal sottile fil di fumo che usciva dal comignolo di una vecchia casa, la sua destinazione.

La casetta era isolata ed anche parecchio malandata. Era situata in un luogo un po' lugubre: stormi di corvi volavano bassi e si posavano sui rami degli alberi accanto alla catapecchia. Il miagolio di una gatta in calore rompeva il silenzio di quel bosco stregato. Era una gatta nera, cieca ad un occhio: senz’altro una creatura del demonio.

Eugenia non era il tipo da farsi intimorire per così poco: la intimoriva (anzi, a dir il vero la terrorizzava) di più il suo triste futuro e doveva far qualcosa per cambiarlo. Urgentemente.

Non ebbe esitazioni ad entrare nella baracca e si trovò al cospetto di una vecchia davvero spaventosa: i capelli bianchi arruffati dovevano essere ricettacolo di parassiti d'ogni genere, il viso era terreo, gli occhi sporgevano asimmetrici fuori dalle orbite ed un grosso naso bitorzoluto dominava la scena del suo volto.

-Vieni carina, cosa mi hai portato? Disse l’anziana donna, con una voce dal tono melenso.

-Signora- Rispose Eugenia - Le ho portato tutto ciò che avevo: dieci uova appena deposte, quattro belle forme di cacio, ben stagionato, e...ed anche questi monili che ...che...insomma che ho trovato in casa della mia padrona...le piacciono?

-Oro?

-Sì, sì

-Benissimo, mi piacciono tanto! Sghignazzò la vecchia, mostrando una dentatura a dir poco approssimativa.

-E il resto, tutto l'occorrente, lo hai portato?

-Sì signora, come mi ha detto la mia amica Eufrosia: il mio sangue mestruale, capelli di lui, ehm...pipì del mio amato! Sta tutto qua!

-Ah, benissimo, mi metto subito all'opera. In poco tempo il filtro d'amore sarà pronto!  Buttò in un pentolone che già ribolliva nel caminetto tutti gli intrugli portati dalla fanciulla, vi aggiunse sangue di piccione appena sgozzato, ali di pipistrello ed escrementi di corvo, indispensabili per la buona riuscita della pozione.

Poi aggiunse:

-Mentre aspettiamo, vediamo cosa ti riserva il futuro...

La vecchiaccia era una veggente bravissima, non sbagliava mai!

Eugenia le porse la mano e la donna la esaminò con cura, poi corse fuori e ritornò dopo poco con un grosso topo.

-Le viscere dei ratti sono infallibili- Esclamò convinta.

Squartò il topo e frugò a lungo nelle frattaglie puzzolenti che poi ripose, per conservarle gelosamente, in una ciotola: sarebbero certamente tornate utili!

-Benissimo mia cara, tutto andrà in porto, ma devi seguire alla lettera le mie istruzioni. Il tuo amato dovrà bere la mia pozione per tre giorni consecutivi, mattina e sera, e nel giro di tre mesi al massimo s'innamorerà di te e ti sposerà, anche se sei povera! Vivrete a lungo felici e  avrete sette figli, quattro maschi e tre femmine. Ecco, sta scritto tutto qui! 

Lo sguardo della fattucchiera sembrò addolcirsi, e aggiunse:

-Mi sei simpatica e ti voglio fare un omaggio, sperando che ti ricorderai di me anche in futuro.

Così porse a Eugenia due preziose ampolle e continuò: 

-Quella rossa contiene il filtro d'amore, quella gialla contiene una pomata, fatta con ingredienti rarissimi come  bile di gatta nera in amore, che dovrai passare sul viso tutte le sere: così diventerai la più bella del mondo!

Eugenia, un po' stordita ed anche un tantino disgustata, uscì dalla capanna con le due ampolle e tornò a casa con un’iniezione di  fiducia. Era certa che avrebbe raggiunto il suo scopo.

 

Roma, Anno 2019 d.C.

Romina, incerta, si guardava allo specchio. Non sapeva se indossare la minigonna rossa o il fuseaux blu con quella maglietta scollata a righe che le piaceva tanto. Alla fine optò per la mini con un top bianco, faceva caldo e poi aveva belle gambe, lunghe e abbronzate.

Avrebbe fatto colpo.

Naturalmente, prima di uscire, consultò su internet  l'Oroscopo di Mario Box, un vero mago! Le notizie erano ottime: giornata eccellente per il Sagittario, soprattutto in amore...se poi avevi l'ascendente in Toro, la Luna nella Vergine e Plutone nella Quinta Casa era proprio l'ideale: la giornata perfetta! E poi, c'era Venere nei Pesci, una meraviglia davvero per le relazioni amorose! Solo Giove era un po' dissonante ma avrebbe influenzato solo le finanze, roba da poco! Così acquistò fiducia.

Informò il mondo del suo stato di grazia: “Finalmente una bella giornata.” Scrisse sui social.

Aggiunse 15 punti esclamativi, un cuoricino azzurro e uno rosso, una faccina sorridente, due soli e tre stelline, così  i suoi 4927 contatti avrebbero saputo che stava uscendo di casa, e tra di essi c’era anche LUI. Naturalmente allegò il link che riportava le notizie del suo oroscopo perfetto (Anzi “xfetto”).

Si truccò accuratamente, indossò scarpe aperte con tacchi a spillo e controllò se aveva abbastanza soldi nel portafoglio. Doveva assolutamente passare in profumeria per acquistare i nuovi prodotti di  bellezza, di ultimissima generazione. Aveva già 28 anni e le prime rughe avanzavano. Era incerta però: le avevano consigliato due tipi di prodotto, entrambi nuovissimi e molto efficaci. L'uno a base di siero di vipera, l'altro di bava di lumaca.

 

Base lunare Altan3, Anno 3015 d.C (anche se d.C. nessuno sa più cosa significhi)

KK6 era un’androide di sesso femminile. Molto graziosa, aveva il compito di svolgere calcoli e misurazioni ma la tecnologia avanzatissima con cui era stata progettata, sfruttando autentico DNA umano, le forniva anche una sensibilità speciale. Tanto speciale che un piccolo difetto di fabbricazione non ne inibiva sistematicamente le emozioni, come era giusto e normale che fosse. Insomma si innamorava spesso, a modo suo. Era un’anomalia, a lei piaceva tanto anche se sapeva bene di non doverne parlare a nessuno. In quel momento il suo preferito era l’androide YY7, bello, alto e muscoloso. Gli androidi di sesso maschile difficilmente subivano alterazioni della personalità programmata eppure lei sentiva di dover tentare qualcosa. Nulla era impossibile.

Si incamminò fuori della base seguendo le indicazioni di una sua compagna che da poco era stata “spenta”  perché dicevano fosse difettosa, proprio come lei, avviandosi verso un accampamento di profughi titaniani, isolato e ben controllato. Aveva saputo che si trattava di una specie dai poteri soprannaturali e per questo emarginata dalla comunità. Naturalmente il tutto avveniva in gran segreto, pena le temutissime epurazioni.

Portò con sé un sacchetto di polvere di platino 190, preziosissimo, per il pagamento della prestazione.

Seguì con mille precauzioni il percorso indicato fino a giungere al cospetto della persona speciale che  l’amica le aveva  raccomandato. Di lei si raccontava che conoscesse tutti i segreti dell’Universo e sapesse tutto anche sulla strana pratica degli antichi terrestri, chiamata “sesso”, di cui nessuno poteva parlare ma che suscitava tante curiosità. Veniva considerata la causa di tutti i mali e della distruzione pressoché totale del pianeta blu, il più bello del Sistema Solare.

Quando KK6 giunse al cospetto della maga titaniana si accorse che più che una persona appariva come un cumulo di marmellata di fragole dai movimenti goffi e faticosi. I numerosi occhi erano affogati nella melma rossastra ed emanava un odore nauseabondo di idrocarburi, ma, nonostante l’aspetto a dir poco bizzarro, seppe subito comunicarle fiducia. 

-Vuoi un filtro d’amore , carina?

- Come fai a saperlo? Sei davvero una veggente!

- Qua vengono tutte per lo stesso scopo, è facile indovinare!

- Allora? Chi vuoi conquistare? Umano, androide, venusiano o addirittura uranicondo?

-Androide, un meraviglioso androide che sembra un dio!

-Allora, vediamo un po’!

La marmellata vivente iniziò a frugare in una serie di contenitori di gelatine variopinte sistemate alla rinfusa su un’altissima scaffalatura insieme ad ogni tipo di macchinario. Centinaia di luci colorate lampeggiavano: la maga pigiò un pulsante color amaranto producendo un lungo sibilo, così si aprì uno sportellino da cui sbucò un animaletto peloso dai denti aguzzi.

-Lo strapazzerò soltanto un po’- Così dicendo iniziò a premergli sulla pancia fino ad ottenere un bel mucchietto di escrementi azzurri. Fece lo stesso con un lucertolone viola procurandosi del vomito rosa, ci sputò sopra e mescolò gli ingredienti con la sua saliva giallognola. 

-Il gioco è fatto! I tuoi sogni saranno realizzati!

Così disse tirando fuori da un essiccatoio a raggi epsilon una polverina brillante, fabbricata dal trattamento dell’intruglio preparato.

-Dovrete cospargervi entrambi di questa polvere e così tutte le notti vi terrete per mano e guarderete le stelle avvertendo uno strano rimestìo interno, ebbene,  quello  è l’amore. Una dose aggiuntiva, se siete soggetti predisposti, vi porterà a fare la famosa cosa proibita che inizia per s…Attenzione mi raccomando, la punizione per chi viene scoperto è l’immediato spegnimento! Ma ti assicuro che ne varrà la pena!

Così KK6 si allontanò in fretta con il  prezioso materiale provando in seno una strana euforia, una sensazione che richiamava molto lo stato che le avevano descritto come “felicità”.

 


martedì 30 aprile 2024

GIOVE E VENERE

 Incontro di astri che splendono

nella luce incerta del crepuscolo
e si tuffano nel buio
tenendosi per mano.
Notte dopo notte
si rincorrono
si raggiungono fino a stringersi in un fugace abbraccio.
Poi fuggono di nuovo
ognuno lungo un'orbita straniera
che non appartiene all'altro,
ognuno solitario nel suo incedere nel cosmo
passo su passo
luce su luce.
Ognuno libero e lontano
da chiunque altro.
Ognuno sicuro lungo una strada
segnata dal filo invisibile della gravità.
Solo noi quaggiù li vediamo incontrarsi
e poi fuggire via
come due innamorati, presi in un gioco perverso,
eterno, ricorrente,
eppure inesistente.
Un amore che li vedrà lasciarsi e ricongiungersi
baciarsi e abbandonarsi
per poi ritrovarsi dopo anni, secoli , millenni
negli occhi offuscati di chi li osserva
per sempre uniti.
Si sa,
solo gli amori impossibili
sanno sfidare l'eternità.
S.M.

Foto marzo 2023 - Congiunzione Giove-Venere

giovedì 11 febbraio 2016

LA VIA LATTEA, IL MITO DELLA NASCITA DI ERCOLE E ALTRE STORIE


Il nome, per certi versi sorprendente, della nostra Galassia, risale ad un antico mito: uno di quei miti che affonda le radici nell'Antica Grecia, grande culla di civiltà.
Il protagonista è Giove,o meglio Zeus per i greci, il potente e capriccioso signore di tutti gli dei dell'Olimpo, e le sue scappatelle erotico-sentimentali; scappatelle che facevano infuriare sua moglie Era, conosciuta presso i Romani come Giunone, che era piuttosto gelosa. E aveva anche ragione.
Una delle tante scappatelle di Giove vede come protagonista Alcmena.

Alcmena (in greco antico Ἀλκμήνη traslitterato in Alkmènē), era figlia di Elettrione e di Euridice. Era la sposa di Anfitrione,figlio di Alceo, re di Trezene (in Argolide), e nipote di Perseo. La storia inizia quando Anfitrione partì per vendicare l'assassinio del fratello di Alcmena, per mano dei Tafi.
Zeus approfittò dell'assenza del marito, per presentarsi ad Alcmena sotto le spoglie proprio di Anfitrione, e insieme a lei trascorse una lunghissima notte, che praticamente durò tre giorni. Alcmena in seguito a quel rapporto amoroso (ma non solo...) generò due gemelli: Eracle, o Ercole,figlio di Zeus e Ificlo figlio di Anfitrione.La storia è un po' più complessa però...

Tiresia,il celebre indovino la cui storia è stata narrata tra gli altri da Ovidio nelle Metamorfosi, frattanto, raccontò del tradimento di Alcmena ad Anfitrione, il quale decise di uccidere la moglie dandole fuoco.Ma Zeus era vigile ed il suo intervento provvidenziale provocò un acquazzone che spense il rogo, e convinse Anfitrione a perdonare Alcmena. Altre versioni raccontano che al suo ritorno Anfitrione venne sì a conoscenza dell'involontario tradimento di Alcmena con Zeus, ma non si adirò, anzi si ritenne addirittura onorato dal fatto che Zeus avesse scelto la sua sposa per la sua bellezza e la sua fedeltà, anche perché Alcmena non aveva alcuna colpa, essendo stata ingannata dall'astuzia del re degli dei.

Quando la donna morì, Zeus ordinò che venisse sepolta nelle Isole Fortunate. Nel mito, presente nella letteratura greca da Esiodo in poi, ma probabilmente derivato da racconti dei Fenici, le Isole Fortunate o dei beati, a volte identificate con i Campi Elisi,erano isole dal clima dolce, situate nell'Oceano Atlantico nelle quali la vegetazione lussureggiante forniva cibo senza che gli uomini avessero bisogno di lavorare la terra. Gli dei vi destinarono alcuni eroi a vivervi un'eterna vita felice.
In Diodoro Siculo l'isola è una sola e vengono meno alcuni elementi essenziali del mito. Lo storico non nomina divinità, né beati, ma localizza l'isola nell'Oceano, a molti giorni di navigazione al di là delle Colonne d'Ercole, e ne parla come di un antico possedimento cartaginese. Secondo Plutarco la distanza dall'Africa sarebbe di 10.000 stadi (circa 1.600 km). Plinio il Vecchio identifica chiaramente le Isole Fortunate con le Isole Canarie e la stessa identificazione è certa per le Isole Fortunate di Tolomeo, che nella sua Geografia vi fa passare il meridiano di riferimento. Il nome Isole Fortunate fu usato fino all'età moderna per indicare le Isole Canarie ed oggi sopravvive ancora nel termine Macaronesia.
Altri autori ipotizzano che il mito possa essere stato generato da racconti relativi a isole caraibiche raggiunte da Fenici o Cartaginesi. L'assenza del ciclo stagionale, congiunta alla ricchezza della vegetazione, avrebbe potuto suggerire l'idea di un luogo in cui fossero assenti lavoro e invecchiamento.

Ma torniamo alla nascita di Eracle.
Poco prima che Eracle nascesse, Zeus si vantò di questo suo imminente figlio che avrebbe regnato sulla casa di Tirinto. Era, gelosa, ritardò allora il parto di Alcmena e accelerò quello di Nicippe, moglie di Stenelo, zio di Alcmena. Il figlio di questi ultimi, Euristeo, nacque perciò un'ora prima di Eracle e ottenne così la primogenitura. Eracle nacque insieme a Ificlo, e Anfitrione, ancora ignaro della relazione segreta così come ignara era anche Alcmena, credette di aver generato due gemelli. Fu Tiresia a rivelare alla donna la straordinaria origine del figlio e anche del furore di Era, gelosissima.

Alcmena capì dunque che il piccolo sarebbe stato perseguitato dalle ire della regina dei cieli, e non osando allevarlo con le sue sole forze lo portò all'aperto, in un campo, confidando che Zeus non avrebbe negato al frutto del suo seme la divina protezione. Il padre degli dei ordinò dunque al fedele Hermes di attuare un astuto stratagemma. Mentre Era dormiva il celere messaggero divino, portando in braccio il bambino lo avvicinò al seno della dea, facendogli così succhiare un po' del suo latte che, essendo divino, rendeva il fortunato un invincibile eroe. Era però, svegliatasi a causa di un morso del bambino ebbe un moto di terrore. Quel repentino movimento fece cadere, dal seno della dea, una piccola parte del suo latte che fu dunque origine della Via Lattea, denominata così proprio in ricordo di tale evento.

Il nostro Sistema Solare, come tutte le altre stelle, possiede un suo moto proprio; la direzione in cui il Sole e i suoi pianeti si muove (apice solare) è proprio nella costellazione di Ercole, esattamente tra le stelle ν Herculis e ξ Herculis, a sud di Vega.



Origine della Via Lattea. Tintoretto
© Silvana Maroni