Roma,
A.D. 1.013 d.C.
La ragazza era bellissima: capelli
neri, incarnato bianchissimo, grandi occhi da cerbiatta color nocciola. Il suo
nome era Eugenia. Suo padre era un povero fattore al servizio di una nobile
famiglia e la giovane era condannata ad una vita da serva, una quasi schiavitù,
nelle grinfie di una padrona capricciosa ed arrogante.
- Non se ne parla proprio! Pensava, convintissima, la bella e
volitiva Eugenia. Aveva ereditato il carattere energico da sua nonna Mnemosine,
bellissima anch’essa e spesso additata come strega. Intanto, il suo amato Ermes
si sarebbe sposato di lì a pochi mesi e lei era disposta a tutto, ma proprio
tutto per farlo innamorare perdutamente di lei e far sì che il matrimonio
andasse a monte!
Immersa in questi pensieri Eugenia
s'incamminò nel boschetto un tempo dedicato alla dea Venere, così come le era
stato indicato dall'amica Eufrosia che aveva avuto un problema analogo e lo
aveva risolto brillantemente riuscendo a sposare un capitano della guardia. Nella
boscaglia la fanciulla si fece guidare solo dal sottile fil di fumo che usciva
dal comignolo di una vecchia casa, la sua destinazione.
La casetta era isolata ed anche
parecchio malandata. Era situata in un luogo un po' lugubre: stormi di corvi
volavano bassi e si posavano sui rami degli alberi accanto alla catapecchia. Il
miagolio di una gatta in calore rompeva il silenzio di quel bosco stregato. Era
una gatta nera, cieca ad un occhio: senz’altro una creatura del demonio.
Eugenia non era il tipo da farsi
intimorire per così poco: la intimoriva (anzi, a dir il vero la terrorizzava)
di più il suo triste futuro e doveva far qualcosa per cambiarlo. Urgentemente.
Non ebbe esitazioni ad entrare nella
baracca e si trovò al cospetto di una vecchia davvero spaventosa: i capelli
bianchi arruffati dovevano essere ricettacolo di parassiti d'ogni genere, il
viso era terreo, gli occhi sporgevano asimmetrici fuori dalle orbite ed un
grosso naso bitorzoluto dominava la scena del suo volto.
-Vieni carina, cosa mi hai portato?
Disse l’anziana donna, con una voce dal tono melenso.
-Signora-
Rispose Eugenia - Le ho portato tutto ciò
che avevo: dieci uova appena deposte, quattro belle forme di cacio, ben
stagionato, e...ed anche questi monili che ...che...insomma che ho trovato in
casa della mia padrona...le piacciono?
-Oro?
-Sì,
sì
-Benissimo,
mi piacciono tanto! Sghignazzò
la vecchia, mostrando una dentatura a dir poco approssimativa.
-E
il resto, tutto l'occorrente, lo hai portato?
-Sì
signora, come mi ha detto la mia amica Eufrosia: il mio sangue mestruale,
capelli di lui, ehm...pipì del mio amato! Sta tutto qua!
-Ah, benissimo, mi metto subito
all'opera. In poco tempo il filtro d'amore sarà pronto! Buttò in un pentolone che già ribolliva nel
caminetto tutti gli intrugli portati dalla fanciulla, vi aggiunse sangue di
piccione appena sgozzato, ali di pipistrello ed escrementi di corvo,
indispensabili per la buona riuscita della pozione.
Poi aggiunse:
-Mentre
aspettiamo, vediamo cosa ti riserva il futuro...
La vecchiaccia era una veggente
bravissima, non sbagliava mai!
Eugenia le porse la mano e la donna la
esaminò con cura, poi corse fuori e ritornò dopo poco con un grosso topo.
-Le viscere dei ratti sono
infallibili- Esclamò convinta.
Squartò
il topo e frugò a lungo nelle frattaglie puzzolenti che poi ripose, per
conservarle gelosamente, in una ciotola: sarebbero certamente tornate utili!
-Benissimo
mia cara, tutto andrà in porto, ma devi seguire alla lettera le mie istruzioni.
Il tuo amato dovrà bere la mia pozione per tre giorni consecutivi, mattina e
sera, e nel giro di tre mesi al massimo s'innamorerà di te e ti sposerà, anche
se sei povera! Vivrete a lungo felici e
avrete sette figli, quattro maschi e tre femmine. Ecco, sta scritto
tutto qui!
Lo sguardo della fattucchiera
sembrò addolcirsi, e aggiunse:
-Mi sei simpatica e ti voglio fare
un omaggio, sperando che ti ricorderai di me anche in futuro.
Così porse a Eugenia due preziose
ampolle e continuò:
-Quella
rossa contiene il filtro d'amore, quella gialla contiene una pomata, fatta con
ingredienti rarissimi come bile di gatta
nera in amore, che dovrai passare sul viso tutte le sere: così diventerai la
più bella del mondo!
Eugenia,
un po' stordita ed anche un tantino disgustata, uscì dalla capanna con le due
ampolle e tornò a casa con un’iniezione di
fiducia. Era certa che avrebbe raggiunto il suo scopo.
Roma,
Anno 2019 d.C.
Romina, incerta, si guardava allo
specchio. Non sapeva se indossare la minigonna rossa o il fuseaux blu con
quella maglietta scollata a righe che le piaceva tanto. Alla fine optò per la
mini con un top bianco, faceva caldo e poi aveva belle gambe, lunghe e
abbronzate.
Avrebbe fatto colpo.
Naturalmente, prima di uscire,
consultò su internet l'Oroscopo di Mario
Box, un vero mago! Le notizie erano ottime: giornata eccellente per il
Sagittario, soprattutto in amore...se poi avevi l'ascendente in Toro, la Luna
nella Vergine e Plutone nella Quinta Casa era proprio l'ideale: la giornata
perfetta! E poi, c'era Venere nei Pesci, una meraviglia davvero per le
relazioni amorose! Solo Giove era un po' dissonante ma avrebbe influenzato solo
le finanze, roba da poco! Così acquistò fiducia.
Informò il mondo del suo stato di
grazia: “Finalmente una bella giornata.” Scrisse
sui social.
Aggiunse 15 punti esclamativi, un
cuoricino azzurro e uno rosso, una faccina sorridente, due soli e tre stelline,
così i suoi 4927 contatti avrebbero
saputo che stava uscendo di casa, e tra di essi c’era anche LUI. Naturalmente
allegò il link che riportava le notizie del suo oroscopo perfetto (Anzi “xfetto”).
Si truccò accuratamente, indossò
scarpe aperte con tacchi a spillo e controllò se aveva abbastanza soldi nel
portafoglio. Doveva assolutamente passare in profumeria per acquistare i nuovi
prodotti di bellezza, di ultimissima generazione.
Aveva già 28 anni e le prime rughe avanzavano. Era incerta però: le avevano
consigliato due tipi di prodotto, entrambi nuovissimi e molto efficaci. L'uno a base di siero di vipera, l'altro di bava
di lumaca.
Base
lunare Altan3, Anno 3015 d.C (anche se d.C. nessuno sa più cosa significhi)
KK6 era un’androide di sesso femminile. Molto
graziosa, aveva il compito di svolgere calcoli e misurazioni ma la tecnologia
avanzatissima con cui era stata progettata, sfruttando autentico DNA umano, le
forniva anche una sensibilità speciale. Tanto speciale che un piccolo difetto
di fabbricazione non ne inibiva sistematicamente le emozioni, come era giusto e
normale che fosse. Insomma si innamorava spesso, a modo suo. Era un’anomalia, a
lei piaceva tanto anche se sapeva bene di non doverne parlare a nessuno. In
quel momento il suo preferito era l’androide YY7, bello, alto e muscoloso. Gli
androidi di sesso maschile difficilmente subivano alterazioni della personalità
programmata eppure lei sentiva di dover tentare qualcosa. Nulla era
impossibile.
Si incamminò fuori della base seguendo le
indicazioni di una sua compagna che da poco era stata “spenta” perché dicevano
fosse difettosa, proprio come lei, avviandosi verso un accampamento di profughi
titaniani, isolato e ben controllato. Aveva saputo che si trattava di una
specie dai poteri soprannaturali e per questo emarginata dalla comunità. Naturalmente
il tutto avveniva in gran segreto, pena le temutissime epurazioni.
Portò con sé un sacchetto di polvere di platino 190,
preziosissimo, per il pagamento della prestazione.
Seguì con mille precauzioni il percorso indicato
fino a giungere al cospetto della persona speciale che l’amica le aveva raccomandato. Di lei si raccontava che
conoscesse tutti i segreti dell’Universo e sapesse tutto anche sulla strana
pratica degli antichi terrestri, chiamata “sesso”,
di cui nessuno poteva parlare ma che suscitava tante curiosità. Veniva
considerata la causa di tutti i mali e della distruzione pressoché totale del
pianeta blu, il più bello del Sistema Solare.
Quando KK6 giunse al cospetto della maga titaniana
si accorse che più che una persona appariva come un cumulo di marmellata di
fragole dai movimenti goffi e faticosi. I numerosi occhi erano affogati nella
melma rossastra ed emanava un odore nauseabondo di idrocarburi, ma, nonostante
l’aspetto a dir poco bizzarro, seppe subito comunicarle fiducia.
-Vuoi un
filtro d’amore , carina?
- Come fai
a saperlo? Sei davvero una veggente!
- Qua
vengono tutte per lo stesso scopo, è facile indovinare!
- Allora?
Chi vuoi conquistare? Umano, androide, venusiano o addirittura uranicondo?
-Androide,
un meraviglioso androide che sembra un dio!
-Allora,
vediamo un po’!
La marmellata vivente iniziò a frugare in una serie
di contenitori di gelatine variopinte sistemate alla rinfusa su un’altissima
scaffalatura insieme ad ogni tipo di macchinario. Centinaia di luci colorate
lampeggiavano: la maga pigiò un pulsante color amaranto producendo un lungo
sibilo, così si aprì uno sportellino da cui sbucò un animaletto peloso dai
denti aguzzi.
-Lo
strapazzerò soltanto un po’- Così dicendo iniziò a premergli sulla pancia fino ad
ottenere un bel mucchietto di escrementi azzurri. Fece lo stesso con un
lucertolone viola procurandosi del vomito rosa, ci sputò sopra e mescolò gli
ingredienti con la sua saliva giallognola.
-Il gioco
è fatto! I tuoi sogni saranno realizzati!
Così disse tirando fuori da un essiccatoio a raggi
epsilon una polverina brillante, fabbricata dal trattamento dell’intruglio
preparato.
-Dovrete
cospargervi entrambi di questa polvere e così tutte le notti vi terrete per
mano e guarderete le stelle avvertendo uno strano rimestìo interno,
ebbene, quello è l’amore. Una dose aggiuntiva, se siete
soggetti predisposti, vi porterà a fare la famosa cosa proibita che inizia per
s…Attenzione mi raccomando, la punizione per chi viene scoperto è l’immediato
spegnimento! Ma ti assicuro che ne varrà la pena!
Così KK6 si
allontanò in fretta con il prezioso
materiale provando in seno una strana euforia, una sensazione che richiamava
molto lo stato che le avevano descritto come “felicità”.

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