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giovedì 23 maggio 2024

VESUVIO

 VESUVIO

M’inerpico sulle pendici glabre

striate di muschio e macchiate di ginestra.

Mi accoglie la roccia nera,liscia, lunare,

ancora ardente di pura bellezza.

Seguo la curva che si staglia sull’azzurro,

con forme diverse, dagli angoli del golfo,

sul ciglio del baratro inciampo nel passato.

Qui popoli combattevano col fuoco,

scommettevano sui venti

si rifugiavano in mare

per sfuggire alla furia feconda dello sterminatore.

Oggi meta incantevole

cela velate minacce

che accrescono la magia

dei luoghi antichi intagliati nel tufo,

del terreno fertile, di piante che spaccano la lava.

Degna cornice per chi da sempre combatte

e vive sul ciglio dell’ignoto.

Dove tutto può accadere,

dove la vita scorre giorno su giorno

e il futuro si mescola all’azzurro:

incerto, mutevole,

 come mare e cielo

a primavera.

© Silvana Maroni





 

venerdì 10 maggio 2024

FOTOGRAFIE

 Attimi cristallizzati,

 intrappolati nell'ambra

come insetti del paleozoico.

Attimi passati, frullati nel tempo

ritornano a rinverdire memorie liete.

Eppure,

Ogni ricordo ne richiama altri, in una catena 

infinita di anelli compenetrati,

inscindibili.

Le persone sono figure sbiadite

sulla carta lucida

seppia, bianco e nero, affastellate nella memoria 

che confonde tempo, spazio, luoghi.

Non tutti  i ricordi sono lieti,

vita e morte ballano abbracciate,

perchè va così, nel fluire degli anni.

Nel fiume del tempo cosmico

Prossimo all'eternitá,

ci affacciamo solo un attimo

in questa vita

e lasciamo impronte leggere

sulla sabbia, che il mare cancella.

Solo alcune

sedimentano nella memoria e

s'imprimono

come calchi di fossili

nelle rocce.


© Silvana Maroni




mercoledì 8 maggio 2024

TERRASANTA

Gemiti sordi

Di un sole in agonia

che non scalda più tale è il freddo nel cuore,

Dove lo spazio non traduce pensieri

Dove i muri gemono, invocando la pace

Dove le vite umane

valgono meno di un soldo bucato,

Dove tutto è muto

Anche il dolore

Più della rabbia.

S.M.



martedì 30 aprile 2024

GIOVE E VENERE

 Incontro di astri che splendono

nella luce incerta del crepuscolo
e si tuffano nel buio
tenendosi per mano.
Notte dopo notte
si rincorrono
si raggiungono fino a stringersi in un fugace abbraccio.
Poi fuggono di nuovo
ognuno lungo un'orbita straniera
che non appartiene all'altro,
ognuno solitario nel suo incedere nel cosmo
passo su passo
luce su luce.
Ognuno libero e lontano
da chiunque altro.
Ognuno sicuro lungo una strada
segnata dal filo invisibile della gravità.
Solo noi quaggiù li vediamo incontrarsi
e poi fuggire via
come due innamorati, presi in un gioco perverso,
eterno, ricorrente,
eppure inesistente.
Un amore che li vedrà lasciarsi e ricongiungersi
baciarsi e abbandonarsi
per poi ritrovarsi dopo anni, secoli , millenni
negli occhi offuscati di chi li osserva
per sempre uniti.
Si sa,
solo gli amori impossibili
sanno sfidare l'eternità.
S.M.

Foto marzo 2023 - Congiunzione Giove-Venere

domenica 28 aprile 2024

ASTRI

 

L'universo sussurra e grida


storie di stelle e pianeti.


Di nebulose scolpite da polveri d'oro, d'ametista, di cupo zaffiro,


di viaggi lungo solchi invisibili incisi dal tempo,


scalpello del cosmo.


Di mondi spariti in un battito d'ali.


Di mostri voraci di luce


affamati di fotoni impazziti


che vorticano inghiottiti da forze tenaci


e lasciano posto al buio più profondo.


Di montagne di gas che, nel vuoto,


creano coreografie luminose


piegate dalla gravità,


che vince su tutto.


Mille occhi di fuoco,


che dico mille, milioni, miliardi


miliardi di miliardi.


Occhi forse oggi spenti


segnano il passo del viandante astrale


e giungono, inesistenti, dopo il lungo viaggio,


a brillare quaggiù


in una vuota lusinga d'immortalitá.


S. M.

© Silvana Maroni


giovedì 18 aprile 2024

SU IL SIPARIO

 Lucariè te vuo’ scetà, song già ‘e 9, prenditelo questo caffè pure se è una schifezza. Come dici? Ha un sapore di scarrafoni? Già, ma ogni scarrafone è bello a mamma sua. Lo vedi Ninnillo? Ora si sveglia e gli preparo la zuppa di latte.  La colla, la colla, non l’ho squagliata, devo fare troppe cose, e poi quello scocciante di tuo fratello si lamenta che gli spariscono i soldi, ma può essere mai?

Mi compaiono soldi nelle tasche, è un vero miracolo, ieri non c’erano e oggi stanno qua.

Pascà ma che dici, com’è possibile? Ma sì ho fatto tutto quello che era stabilito: ho sbattuto i tappeti ai quattro lati della casa, cantando, e sono stato premiato!

Professò avete capito? Questa casa è miracolosa e Il segreto del caffè sta nel coppitello di carta: quello trattiene l’aroma: provate, provate pure voi.  

È stato un miracolo vero e proprio: sono resuscitata e tu sei mio marito, il mio cognome è Soriano, come quello dei miei figli, che adesso sono pure tuoi. Festeggiamo Dummì, è ssiente, stann sparanno i fuochi! Facimmo festa!

Ma è Zì Nicola, che sta parlando cu’ nuje, isso parla sulo accussì, co ‘e botte. E non è certo contento: le famiglie vanno a rotoli: non c’è stima, non c’è fiducia. Brutti tempi!

Adda passà a nuttata.

Ma quala nuttata? Il sole sorge, il sipario si abbassa e nelle nostre sale arrivano i friggitori, i pizzaioli. E miettono ‘e tavulini miez ‘a via, stamm chieni ‘e turisti. Napule non è chiù nu tiatro, ma na padellata ‘e zeppole, che frije a tutte ll’ore!

© Silvana Maroni



domenica 3 aprile 2016

VITA


IL “MISTERO VITA”
Interpretazioni
VITA



Ossimori di forme
nel caos ordinato
del brodo primordiale.

Elettroni addormentati
risvegliati di colpo
da un raggio di luce,
oscura energia
di una stella mediocre.

Il carbonio, simmetrico,
e il piccolo idrogeno
si tengono per mano
in un casuale girotondo.

Inizia
la danza di goccioline panciute,
buffi coacervi di materia,
bambine
che muovono i primi passi.

L'azoto rompe la pigrizia
e, con l'ossigeno,
si contendono elettroni
in una gara senza vincitori.

Forme armoniose
si riproducono spontanee
e creano
originali architetture
di sorprendenti molecole.

L'ordine improvvisato cela
informazioni segrete,
codici oscuri
solo oggi svelati,
contraddizione di fenomeni,
sintropia
che chiamiamo vita.


© Silvana Maroni

giovedì 11 febbraio 2016

UNIVERSO




Incendi di stelle
in un baratro di pochi atomi:
il vuoto
è la tua essenza più profonda.

Eppure, in un delirio d'infinito,
nel caos delle tue forme
si cela un ordine segreto.

Ciò che più in te sorprende
è l' esistenza.

Solo l'uomo,
grumo di molecole sperdute,
solitarie,
ma vive e pensanti
analizza e comprende
la tua folle, invisibile immensità.


© Silvana Maroni

domenica 24 gennaio 2016

INFINITO

L'infinito matematico
ha la forma di un otto coricato.
Leopardi vi naufragò
guardando
oltre una siepe e un colle.
Einstein lo trovò nell'universo
e nella stupidità dell'uomo.
L'infinito è un tempo circolare,
uno spazio senza involucro.
E' nei numeri che non finiscono mai,
è fra un numero e il suo successivo.
L'infinito è nel ciclo di una goccia d'acqua,
nelle trasformazioni della materia
che imputridisce per poi rinascere.
Cerchi nell'acqua,
onde simmetriche,
da un epicentro di energia indifferenziata
diffondono verso l'immenso:
Viaggiano a cavallo di un raggio di luce
senza mai interrompere la folle corsa
sorpassano il braccio di Orione,
Andromeda,
s'incurvano inghiottite dal vortice oscuro
di un buco nero.
Ma riemergono.
Dove?
In un Universo di antimateria?
in una stella abortita?
Nel buio profondo del nulla,
Forse.

© Silvana Maroni