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sabato 29 novembre 2025

IERI, OGGI E DOMANI


Roma, A.D. 1.013 d.C.

La ragazza era bellissima: capelli neri, incarnato bianchissimo, grandi occhi da cerbiatta color nocciola. Il suo nome era Eugenia. Suo padre era un povero fattore al servizio di una nobile famiglia e la giovane era condannata ad una vita da serva, una quasi schiavitù, nelle grinfie di una padrona capricciosa ed arrogante. 

- Non se ne parla proprio! Pensava, convintissima, la bella e volitiva Eugenia. Aveva ereditato il carattere energico da sua nonna Mnemosine, bellissima anch’essa e spesso additata come strega. Intanto, il suo amato Ermes si sarebbe sposato di lì a pochi mesi e lei era disposta a tutto, ma proprio tutto per farlo innamorare perdutamente di lei e far sì che il matrimonio andasse a monte!

Immersa in questi pensieri Eugenia s'incamminò nel boschetto un tempo dedicato alla dea Venere, così come le era stato indicato dall'amica Eufrosia che aveva avuto un problema analogo e lo aveva risolto brillantemente riuscendo a sposare un capitano della guardia. Nella boscaglia la fanciulla si fece guidare solo dal sottile fil di fumo che usciva dal comignolo di una vecchia casa, la sua destinazione.

La casetta era isolata ed anche parecchio malandata. Era situata in un luogo un po' lugubre: stormi di corvi volavano bassi e si posavano sui rami degli alberi accanto alla catapecchia. Il miagolio di una gatta in calore rompeva il silenzio di quel bosco stregato. Era una gatta nera, cieca ad un occhio: senz’altro una creatura del demonio.

Eugenia non era il tipo da farsi intimorire per così poco: la intimoriva (anzi, a dir il vero la terrorizzava) di più il suo triste futuro e doveva far qualcosa per cambiarlo. Urgentemente.

Non ebbe esitazioni ad entrare nella baracca e si trovò al cospetto di una vecchia davvero spaventosa: i capelli bianchi arruffati dovevano essere ricettacolo di parassiti d'ogni genere, il viso era terreo, gli occhi sporgevano asimmetrici fuori dalle orbite ed un grosso naso bitorzoluto dominava la scena del suo volto.

-Vieni carina, cosa mi hai portato? Disse l’anziana donna, con una voce dal tono melenso.

-Signora- Rispose Eugenia - Le ho portato tutto ciò che avevo: dieci uova appena deposte, quattro belle forme di cacio, ben stagionato, e...ed anche questi monili che ...che...insomma che ho trovato in casa della mia padrona...le piacciono?

-Oro?

-Sì, sì

-Benissimo, mi piacciono tanto! Sghignazzò la vecchia, mostrando una dentatura a dir poco approssimativa.

-E il resto, tutto l'occorrente, lo hai portato?

-Sì signora, come mi ha detto la mia amica Eufrosia: il mio sangue mestruale, capelli di lui, ehm...pipì del mio amato! Sta tutto qua!

-Ah, benissimo, mi metto subito all'opera. In poco tempo il filtro d'amore sarà pronto!  Buttò in un pentolone che già ribolliva nel caminetto tutti gli intrugli portati dalla fanciulla, vi aggiunse sangue di piccione appena sgozzato, ali di pipistrello ed escrementi di corvo, indispensabili per la buona riuscita della pozione.

Poi aggiunse:

-Mentre aspettiamo, vediamo cosa ti riserva il futuro...

La vecchiaccia era una veggente bravissima, non sbagliava mai!

Eugenia le porse la mano e la donna la esaminò con cura, poi corse fuori e ritornò dopo poco con un grosso topo.

-Le viscere dei ratti sono infallibili- Esclamò convinta.

Squartò il topo e frugò a lungo nelle frattaglie puzzolenti che poi ripose, per conservarle gelosamente, in una ciotola: sarebbero certamente tornate utili!

-Benissimo mia cara, tutto andrà in porto, ma devi seguire alla lettera le mie istruzioni. Il tuo amato dovrà bere la mia pozione per tre giorni consecutivi, mattina e sera, e nel giro di tre mesi al massimo s'innamorerà di te e ti sposerà, anche se sei povera! Vivrete a lungo felici e  avrete sette figli, quattro maschi e tre femmine. Ecco, sta scritto tutto qui! 

Lo sguardo della fattucchiera sembrò addolcirsi, e aggiunse:

-Mi sei simpatica e ti voglio fare un omaggio, sperando che ti ricorderai di me anche in futuro.

Così porse a Eugenia due preziose ampolle e continuò: 

-Quella rossa contiene il filtro d'amore, quella gialla contiene una pomata, fatta con ingredienti rarissimi come  bile di gatta nera in amore, che dovrai passare sul viso tutte le sere: così diventerai la più bella del mondo!

Eugenia, un po' stordita ed anche un tantino disgustata, uscì dalla capanna con le due ampolle e tornò a casa con un’iniezione di  fiducia. Era certa che avrebbe raggiunto il suo scopo.

 

Roma, Anno 2019 d.C.

Romina, incerta, si guardava allo specchio. Non sapeva se indossare la minigonna rossa o il fuseaux blu con quella maglietta scollata a righe che le piaceva tanto. Alla fine optò per la mini con un top bianco, faceva caldo e poi aveva belle gambe, lunghe e abbronzate.

Avrebbe fatto colpo.

Naturalmente, prima di uscire, consultò su internet  l'Oroscopo di Mario Box, un vero mago! Le notizie erano ottime: giornata eccellente per il Sagittario, soprattutto in amore...se poi avevi l'ascendente in Toro, la Luna nella Vergine e Plutone nella Quinta Casa era proprio l'ideale: la giornata perfetta! E poi, c'era Venere nei Pesci, una meraviglia davvero per le relazioni amorose! Solo Giove era un po' dissonante ma avrebbe influenzato solo le finanze, roba da poco! Così acquistò fiducia.

Informò il mondo del suo stato di grazia: “Finalmente una bella giornata.” Scrisse sui social.

Aggiunse 15 punti esclamativi, un cuoricino azzurro e uno rosso, una faccina sorridente, due soli e tre stelline, così  i suoi 4927 contatti avrebbero saputo che stava uscendo di casa, e tra di essi c’era anche LUI. Naturalmente allegò il link che riportava le notizie del suo oroscopo perfetto (Anzi “xfetto”).

Si truccò accuratamente, indossò scarpe aperte con tacchi a spillo e controllò se aveva abbastanza soldi nel portafoglio. Doveva assolutamente passare in profumeria per acquistare i nuovi prodotti di  bellezza, di ultimissima generazione. Aveva già 28 anni e le prime rughe avanzavano. Era incerta però: le avevano consigliato due tipi di prodotto, entrambi nuovissimi e molto efficaci. L'uno a base di siero di vipera, l'altro di bava di lumaca.

 

Base lunare Altan3, Anno 3015 d.C (anche se d.C. nessuno sa più cosa significhi)

KK6 era un’androide di sesso femminile. Molto graziosa, aveva il compito di svolgere calcoli e misurazioni ma la tecnologia avanzatissima con cui era stata progettata, sfruttando autentico DNA umano, le forniva anche una sensibilità speciale. Tanto speciale che un piccolo difetto di fabbricazione non ne inibiva sistematicamente le emozioni, come era giusto e normale che fosse. Insomma si innamorava spesso, a modo suo. Era un’anomalia, a lei piaceva tanto anche se sapeva bene di non doverne parlare a nessuno. In quel momento il suo preferito era l’androide YY7, bello, alto e muscoloso. Gli androidi di sesso maschile difficilmente subivano alterazioni della personalità programmata eppure lei sentiva di dover tentare qualcosa. Nulla era impossibile.

Si incamminò fuori della base seguendo le indicazioni di una sua compagna che da poco era stata “spenta”  perché dicevano fosse difettosa, proprio come lei, avviandosi verso un accampamento di profughi titaniani, isolato e ben controllato. Aveva saputo che si trattava di una specie dai poteri soprannaturali e per questo emarginata dalla comunità. Naturalmente il tutto avveniva in gran segreto, pena le temutissime epurazioni.

Portò con sé un sacchetto di polvere di platino 190, preziosissimo, per il pagamento della prestazione.

Seguì con mille precauzioni il percorso indicato fino a giungere al cospetto della persona speciale che  l’amica le aveva  raccomandato. Di lei si raccontava che conoscesse tutti i segreti dell’Universo e sapesse tutto anche sulla strana pratica degli antichi terrestri, chiamata “sesso”, di cui nessuno poteva parlare ma che suscitava tante curiosità. Veniva considerata la causa di tutti i mali e della distruzione pressoché totale del pianeta blu, il più bello del Sistema Solare.

Quando KK6 giunse al cospetto della maga titaniana si accorse che più che una persona appariva come un cumulo di marmellata di fragole dai movimenti goffi e faticosi. I numerosi occhi erano affogati nella melma rossastra ed emanava un odore nauseabondo di idrocarburi, ma, nonostante l’aspetto a dir poco bizzarro, seppe subito comunicarle fiducia. 

-Vuoi un filtro d’amore , carina?

- Come fai a saperlo? Sei davvero una veggente!

- Qua vengono tutte per lo stesso scopo, è facile indovinare!

- Allora? Chi vuoi conquistare? Umano, androide, venusiano o addirittura uranicondo?

-Androide, un meraviglioso androide che sembra un dio!

-Allora, vediamo un po’!

La marmellata vivente iniziò a frugare in una serie di contenitori di gelatine variopinte sistemate alla rinfusa su un’altissima scaffalatura insieme ad ogni tipo di macchinario. Centinaia di luci colorate lampeggiavano: la maga pigiò un pulsante color amaranto producendo un lungo sibilo, così si aprì uno sportellino da cui sbucò un animaletto peloso dai denti aguzzi.

-Lo strapazzerò soltanto un po’- Così dicendo iniziò a premergli sulla pancia fino ad ottenere un bel mucchietto di escrementi azzurri. Fece lo stesso con un lucertolone viola procurandosi del vomito rosa, ci sputò sopra e mescolò gli ingredienti con la sua saliva giallognola. 

-Il gioco è fatto! I tuoi sogni saranno realizzati!

Così disse tirando fuori da un essiccatoio a raggi epsilon una polverina brillante, fabbricata dal trattamento dell’intruglio preparato.

-Dovrete cospargervi entrambi di questa polvere e così tutte le notti vi terrete per mano e guarderete le stelle avvertendo uno strano rimestìo interno, ebbene,  quello  è l’amore. Una dose aggiuntiva, se siete soggetti predisposti, vi porterà a fare la famosa cosa proibita che inizia per s…Attenzione mi raccomando, la punizione per chi viene scoperto è l’immediato spegnimento! Ma ti assicuro che ne varrà la pena!

Così KK6 si allontanò in fretta con il  prezioso materiale provando in seno una strana euforia, una sensazione che richiamava molto lo stato che le avevano descritto come “felicità”.

 


martedì 7 maggio 2024

IL GATTO

 -        Pronto polizia? Mi chiamo Camilla Anselmi, abito in via delle Pagode 33, venite , vi prego, al più presto. Credo sia accaduto qualcosa di molto brutto alla mia vicina, la signorina Carli, Antonia Carli, fate presto per favore.

-        Ci spieghi signora e si calmi, arriviamo ma dobbiamo sapere di cosa si tratta, c'é un referto da compilare.

-        Ecco,  Antonia non mi risponde, la stavo chiamando perché come al solito il suo gatto mi è entrato in casa. E poi ho visto che il gatto ha le zampe insanguinate! Vi prego fate presto!

    Il cadavere di Antonia Carli era riverso sul pavimento del soggiorno, in una pozza di sangue. Era stata accoltellata, l’assassino l’aveva assalita alle spalle recidendole con un colpo solo la giugulare. La poveretta non aveva avuto neanche il tempo di urlare.

   L'ispettore Roversi, giunto sul luogo con i RIS  e numerosi agenti iniziò a guardarsi intorno, ascoltando le testimonianze dei condomini, portiere in testa: Giacomo detto Mino, che era da poco subentrato al padre ammalato, e, nonostante la giovane età, come tutti i portieri che si rispettino conosceva vita morte e miracoli della signorina Antonia, quarantaduenne  piacente ma non simpaticissima. Amica-rivale di Camilla, Antonia aveva anche un fidanzato: lo stesso che Camilla aveva lasciato alcuni mesi prima perché possessivo e violento. Paolo Giugno il suo nome, di bell’aspetto, ricco e senza un alibi per la serata precedente. Anzi, certamente coinvolto perché le telecamere di sorveglianza della filiale della Banca Della Finanza in via delle Pagode, lo avevano perfettamente inquadrato alle 23,00 mentre usciva dallo stabile.

  Il medico legale aveva indicato tra le 22,45 e le 24 l’ora presunta del delitto. Questi erano i fatti e su queste basi Roversi non poté fare a meno di arrestare il Giugno, dopo un breve e concitato interrogatorio in cui l’uomo si proclamò innocente ed affermò di aver lasciato la fidanzata viva e vegeta, anche se avevano avuto un breve alterco: i due avrebbero discusso e anche alzato la voce, ma nulla di più.  

  L’uomo, dal carattere fumantino, aveva sferrato due pugni sul tavolo ed era stato portato via ammanettato, mentre urlava il suo amore per Antonia e la sua innocenza.

  Il caso era semplice, Roversi si rilassò davanti ad un caffè amaro come piaceva a lui, soddisfatto dell’andamento delle indagini.

  Ma nella sua mente ancora vagava qualche ombra.

  In realtà c’erano dei punti da chiarire: l’arma del delitto non era stata ritrovata e bisognava attendere l’esame delle numerose impronte rinvenute sulla scena del crimine, peraltro contaminata dal passaggio ripetuto del gatto Amilcare, inseparabile compagno di Antonia.

  Nonostante l’apparente semplicità del caso e in attesa degli esami del RIS, Roversi, che amava la precisione e non tollerava dubbi o zone d’ombra nelle sue indagini, decise di recarsi di nuovo in   via delle Pagode ad ascoltare in maniera più approfondita gli altri condomini, che a caldo gli avevano tutti confermato la stessa versione: nessun rumore rilevante, urla o similari, solo una discussione a voce sostenuta tra Antonia e il fidanzato, poco prima delle 23.

   Così avevano affermato il ragionier De Bellis, la Signora Massa, l’avvocato Santelli, l’ingegner Ponzi e sua moglie. Soltanto la signora Mercedes Somma, del quarto piano, giurava di aver visto Antonia sul terrazzo innaffiare i fiori dopo le 23,00, ma aveva 88 anni e la sua testimonianza inizialmente non venne ritenuta affidabile. Si ritenne che potesse averla confusa con Camilla, proprietaria del terrazzo adiacente.

   Roversi tornò ad interrogarla.

-          Vede Ispettore, io porto fuori il cane sempre alla stessa ora. Dalla strada il terrazzo di Antonia al primo piano è  perfettamente visibile, e anche quello di Camilla, ma le due donne sono diverse, la povera Antonia era bionda. Bene, erano le 23,15 e Antonia innaffiava i fiori, ne sono certa!

L’anziana donna appariva lucidissima e Roversi ne trovò anche le prove: sul tavolino del salotto della donna erano ben impilati tutti i numeri di una famosa rivista enigmistica, con tutti i quesiti, anche i più difficili, perfettamente risolti.

-          Sa, io vivo sola, i miei soli passatempi sono l’enigmistica e la cucina. Vuole assaggiare i miei dolcetti alla crema? Ho il colesterolo che mi fa penare, non posso eccedere!

   Roversi non si tirò indietro e l’assaggio di quelle delizie, abbinato alle capacità risolutive in campo enigmistico, non fece altro che confermare la sua impressione sull’anziana donna.

  Passò poi da Camilla, che trovò molto più calma della sera precedente. Mino gli aveva riferito che i rapporti tra le due donne non erano proprio idilliaci; a parte le vicende amorose, Camilla mal sopportava la presenza ingombrante di Amilcare, che spesso sconfinava nel suo terrazzo scavando nelle piante e sporcando ovunque.

-          Antonia è stata una pazza a cedere alle lusinghe di quel farabutto, ha fatto come con me, il copione è lo stesso! L’ha irretita con regali, fiori, bigliettini affettuosi…Sa com’è, non siamo più ragazzine e certe cose ci fanno effetto! Sono stata costretta a lasciarlo per le sue continue scenate di gelosia, non ero libera di uscire, di vestirmi come mi pareva…Un incubo!

 Roversi ascoltò pensieroso l’accorata testimonianza di Camilla che smarrì rapidamente la calma iniziale: passava da parole sussurrate ad un tono stridulo, come in preda ad uno stato confusionale, ad una vera e propria crisi isterica.

   Mino aveva raccontato che le scenate di gelosia erano per lo più di Camilla e che la storia fra Paolo ed Antonia era cominciata già prima della fine del fidanzamento con l’altra. L’ispettore si trovò per un attimo spiazzato, la confusione delle testimonianze contrastanti non lo faceva stare tranquillo, per questo decise di passare al contrattacco affrontando di petto Camilla.

-          Signorina Anselmi, mi vuol dire con sincerità quali fossero i suoi rapporti con la Signorina Carli? C’era dell’acredine tra voi?  Era ancora innamorata del Giugno? Quella sera li aveva sentiti? Avevano davvero litigato? Dal suo appartamento le parole si distinguono bene. Si calmi e cerchi di essere sincera, la sua testimonianza può essere fondamentale.

La donna si voltò come una furia e rispose urlando:

-          Senta Ispettore, se  mi vuole accusare di omicidio lo faccia pure, io la odiavo, avrei voluto vederla morta già da tanto tempo, ha distrutto la mia vita, mi ha rubato l’amore, la odiavo e la odio ancora, pure da morta! Vuol sapere se li ho sentiti? Ma certo, hanno litigato, ma poi si sono rappacificati, poco dopo ho  sentito ben altro: gemiti, sospiri. Non c’è alcun dubbio su cosa facessero, e io come una cretina, sto ancora a rimpiangere l’amore di quel farabutto e l’amicizia di quella p…

   La donna si fermò di botto, e non a causa delle lacrime che le rigavano copiose le guance, ma perché vide entrare in casa, come accadeva spesso, il gatto Amilcare, in giro per le sue solite scorribande. Senza pensarci un solo attimo, gli lanciò una statuina di bronzo che, non cogliendolo, fracassò un quadro mandando in frantumi il vetro. Odiava quell’animale, era invadente, se lo trovava tra i piedi in qualunque momento.

  Roversi cercò di calmare la donna, le asciugò le lacrime ma non poté fare a meno, prima di accomiatarsi, di rivolgerle un’ultima domanda.

-          Mi scusi, ma non posso fare a meno di chiederglielo, la rappacificazione, quella di cui lei parlava, mi saprebbe dire a che ora approssimativamente sarebbe avvenuta? I gemiti e i sospiri per intenderci…

-          In quel momento a tutto pensavo tranne che a guardare l’orologio ma erano appena terminate le previsioni del tempo sul terzo canale, le ascolto sempre e tenevo la TV accesa. Erano le 23,30, ne sono certa!

   Roversi, che fino a qualche ora prima credeva di aver risolto il caso, tornò in ufficio abbastanza confuso e qui diede lettura al referto dei RIS dal quale apprese le caratteristiche dell’arma del delitto, un coltello da cucina, probabilmente quello mancante nella casa della vittima, in tal caso  facilmente riconoscibile dal manico color glicine, come gli altri ancora infilati in bella mostra in un ceppo colorato accanto al piano cottura.

   Il referto aggiungeva un altro particolare, che Roversi però già conosceva: Antonia quella sera aveva avuto un rapporto sessuale, consenziente. Mancava però qualsiasi traccia di liquido seminale, quindi niente esame del DNA. Le numerose impronte erano di Antonia,  Paolo,  Camilla, ma molte altre erano sconosciute e difficilmente identificabili.

   L’Ispettore era punto e a capo, confermata la testimonianza della signora Somma, avrebbe dovuto scarcerare subito il Giugno, senza temporeggiare. Ricomponendo il puzzle era evidente che Antonia aveva un amante e lo aveva ricevuto in casa. Era costui l’assassino, e probabilmente abitava nello stesso stabile, perché nessuno era stato inquadrato dalle telecamere della banca mentre ne usciva, quella notte. Il piccolo condominio non aveva seconde uscite.

  Roversi intanto formulava ipotesi, chi poteva essere stato? Il timido ragioniere? L’avvocato rampante e facoltoso? L’ingegnere sembrava troppo anziano, ma aveva una moglie insopportabile…Mino?

   Giunto al 33 di via delle Pagode, Roversi era deciso ad uscire con una piena confessione, chiunque fosse stato il colpevole non avrebbe avuto riguardi.

   Fu più facile del previsto: voleva cominciare da Mino ma l’uomo non era al suo posto e dalla guardiola  provenivano strani rumori. Dovette forzare la serratura che l’uomo teneva sempre chiusa: una raccomandazione di suo padre! Qui trovò Amilcare che con le zampette aveva sollevato due mattonelle del pavimento ed ora era lì a leccare concitatamente un coltello venuto fuori da quel nascondiglio: aveva il manico color glicine.

  Mino non ci provò neanche a smentire: era innamorato della donna, che non aveva alcuna intenzione di lasciare il ricco fidanzato per lui. Era stato un raptus.

Roversi era finalmente soddisfatto, il caso stavolta era davvero risolto! Mentre sbrigava le ultime formalità ebbe l’impressione che il gatto Amilcare lo guardasse con una certa soddisfazione, mentre continuava a leccarsi il pelo sdraiato sul pavimento dell’androne.

 © Silvana Maroni




 

 

martedì 30 aprile 2024

ISTINTO

    In quel luogo remoto, la natura selvaggia accompagnava i fremiti degli amanti, stemperava i gemiti, accarezzava i corpi; tutto l'universo cospirava a favore dell'amore e della bellezza.

La giornata era stata torrida e la natura intera aveva cooperato per predisporre la scenografia di un incontro magico.

 La vita, in tutte le sue innumerevoli forme, in quella landa assolata aveva tessuto la trama degli eventi di quel magico pomeriggio...

 

   Lei avanzava svelta, noncurante del suo fascino: il mondo si schiudeva di fronte al suo passo, all'incedere flessuoso delle anche, al guizzare dei muscoli delineati sotto la carne. Il tramonto arroventato sulla pianura illuminava il suo corpo perfetto che baluginava strusciando contro l'erba alta della prateria. Sembrava ignorare tutto intorno a sè e procedeva sicura nel suo cammino, forte dell'incontenibile energia che la guidava e dell'aura profumata che lasciava come una scia sul solco dei suoi passi: precisi, perfetti, silenziosi come una danza.

 

Il tramonto allestiva lo spettacolo di una pianura rovente, rossa di ruggine mentre Venere, la gemella celeste di lei, iniziava ad affacciarsi su in cielo rischiarandone il cammino regale.

   Era un'armonia di gesti, una musica divina: il mondo sembrava gravitare intorno a quel corpo perfetto, ai gesti potenti ma ricchi di grazia, alla bellezza assoluta e alla fierezza del suo sguardo.

 

   Lui l'attendeva per un incontro che avrebbe lasciato un segno indelebile nel mondo e nei loro corpi. Era su una collina e ammirava l'incedere di quella creatura che procedeva nella sua direzione, quasi che il loro amore fosse già deciso nelle alte sfere del destino di entrambi. Erano fatti l'uno per l'altra e il profumo che il vento trasportava fino alle sue narici glielo confermava. L'avrebbe attesa e fatta sua, al più presto, senza esitazioni né ripensamenti, senza che nessuno avesse potuto interferire in quel richiamo divino, in quella sinfonia di corpi infiammati dal desiderio.

 

    Un uccellino cantò una melodia dall'alto di un ramo e il fruscìo del vento sulla pianura ne fu l'accompagnamento in musica.

    Le alte erbe si aprivano, l'aria tremante respirava il calore trasudato dalla terra schiacciata dai passi di lei, i fiori sbocciati si ritiravano dalla corolla, per timore e vergogna, non volevano soccombere a quell'incontro, all'energia incontenibile dei corpi dei due amanti.

 

   Così fu, loro si erano già riconosciuti a distanza e nessuno dei due ebbe alcuna esitazione.

 

    I ruggiti del leone e della leonessa risuonarono alti, espandendo la loro eco in tutta la sterminata savana, di cui le due bellissime fiere si proclamarono re e regina incontrastati.

 

© Silvana Maroni

 


GIOVE E VENERE

 Incontro di astri che splendono

nella luce incerta del crepuscolo
e si tuffano nel buio
tenendosi per mano.
Notte dopo notte
si rincorrono
si raggiungono fino a stringersi in un fugace abbraccio.
Poi fuggono di nuovo
ognuno lungo un'orbita straniera
che non appartiene all'altro,
ognuno solitario nel suo incedere nel cosmo
passo su passo
luce su luce.
Ognuno libero e lontano
da chiunque altro.
Ognuno sicuro lungo una strada
segnata dal filo invisibile della gravità.
Solo noi quaggiù li vediamo incontrarsi
e poi fuggire via
come due innamorati, presi in un gioco perverso,
eterno, ricorrente,
eppure inesistente.
Un amore che li vedrà lasciarsi e ricongiungersi
baciarsi e abbandonarsi
per poi ritrovarsi dopo anni, secoli , millenni
negli occhi offuscati di chi li osserva
per sempre uniti.
Si sa,
solo gli amori impossibili
sanno sfidare l'eternità.
S.M.

Foto marzo 2023 - Congiunzione Giove-Venere

giovedì 18 aprile 2024

BUON COMPLEANNO!

 Ma tu guarda questi coloranti alimentari che strani nomi che hanno: etil-fenil, bromo 3,3 parentesi, ancora parentesi, ma non bastava scrivere colorante rosso per dolci?  L’importante è che è arrivato, impacchettato in bustine, ci dovevano essere anche il giallo e il blu, gli altri colori della squadra, ma pazienza, risolverò con crema pasticciera e mirtilli!

Farina, zucchero, mammamia quanto, col mio diabete non potrò mangiarla, uova, latte, forno a centottanta. Speriamo bene! Sarà felice, con i suoi compagni ultras della curva Nord. Non proprio dei gentiluomini, sempre qualche bestemmia di troppo ma simpatici. Ecco la torta, bellissima!

- E’ arrivato il pacco del veleno? Abbiamo la cantina invasa dai sorci!

-No, non è arrivato!

Sforno giusto in tempo, sono tutti qui, a scalciare sedie, a cantare stornelli scollacciati, rovesciare bicchieri di vino sul divano. Fa niente, tanti auguri amore!

-Fai grandi fette, è proprio appetitosa!

Che confusione! Ne approfitto una decina di minuti...

E adesso, perché questo silenzio?

© Silvana Maroni