martedì 30 aprile 2024

ISTINTO

    In quel luogo remoto, la natura selvaggia accompagnava i fremiti degli amanti, stemperava i gemiti, accarezzava i corpi; tutto l'universo cospirava a favore dell'amore e della bellezza.

La giornata era stata torrida e la natura intera aveva cooperato per predisporre la scenografia di un incontro magico.

 La vita, in tutte le sue innumerevoli forme, in quella landa assolata aveva tessuto la trama degli eventi di quel magico pomeriggio...

 

   Lei avanzava svelta, noncurante del suo fascino: il mondo si schiudeva di fronte al suo passo, all'incedere flessuoso delle anche, al guizzare dei muscoli delineati sotto la carne. Il tramonto arroventato sulla pianura illuminava il suo corpo perfetto che baluginava strusciando contro l'erba alta della prateria. Sembrava ignorare tutto intorno a sè e procedeva sicura nel suo cammino, forte dell'incontenibile energia che la guidava e dell'aura profumata che lasciava come una scia sul solco dei suoi passi: precisi, perfetti, silenziosi come una danza.

 

Il tramonto allestiva lo spettacolo di una pianura rovente, rossa di ruggine mentre Venere, la gemella celeste di lei, iniziava ad affacciarsi su in cielo rischiarandone il cammino regale.

   Era un'armonia di gesti, una musica divina: il mondo sembrava gravitare intorno a quel corpo perfetto, ai gesti potenti ma ricchi di grazia, alla bellezza assoluta e alla fierezza del suo sguardo.

 

   Lui l'attendeva per un incontro che avrebbe lasciato un segno indelebile nel mondo e nei loro corpi. Era su una collina e ammirava l'incedere di quella creatura che procedeva nella sua direzione, quasi che il loro amore fosse già deciso nelle alte sfere del destino di entrambi. Erano fatti l'uno per l'altra e il profumo che il vento trasportava fino alle sue narici glielo confermava. L'avrebbe attesa e fatta sua, al più presto, senza esitazioni né ripensamenti, senza che nessuno avesse potuto interferire in quel richiamo divino, in quella sinfonia di corpi infiammati dal desiderio.

 

    Un uccellino cantò una melodia dall'alto di un ramo e il fruscìo del vento sulla pianura ne fu l'accompagnamento in musica.

    Le alte erbe si aprivano, l'aria tremante respirava il calore trasudato dalla terra schiacciata dai passi di lei, i fiori sbocciati si ritiravano dalla corolla, per timore e vergogna, non volevano soccombere a quell'incontro, all'energia incontenibile dei corpi dei due amanti.

 

   Così fu, loro si erano già riconosciuti a distanza e nessuno dei due ebbe alcuna esitazione.

 

    I ruggiti del leone e della leonessa risuonarono alti, espandendo la loro eco in tutta la sterminata savana, di cui le due bellissime fiere si proclamarono re e regina incontrastati.

 

© Silvana Maroni

 


GIOVE E VENERE

 Incontro di astri che splendono

nella luce incerta del crepuscolo
e si tuffano nel buio
tenendosi per mano.
Notte dopo notte
si rincorrono
si raggiungono fino a stringersi in un fugace abbraccio.
Poi fuggono di nuovo
ognuno lungo un'orbita straniera
che non appartiene all'altro,
ognuno solitario nel suo incedere nel cosmo
passo su passo
luce su luce.
Ognuno libero e lontano
da chiunque altro.
Ognuno sicuro lungo una strada
segnata dal filo invisibile della gravità.
Solo noi quaggiù li vediamo incontrarsi
e poi fuggire via
come due innamorati, presi in un gioco perverso,
eterno, ricorrente,
eppure inesistente.
Un amore che li vedrà lasciarsi e ricongiungersi
baciarsi e abbandonarsi
per poi ritrovarsi dopo anni, secoli , millenni
negli occhi offuscati di chi li osserva
per sempre uniti.
Si sa,
solo gli amori impossibili
sanno sfidare l'eternità.
S.M.

Foto marzo 2023 - Congiunzione Giove-Venere

domenica 28 aprile 2024

ASTRI

 

L'universo sussurra e grida


storie di stelle e pianeti.


Di nebulose scolpite da polveri d'oro, d'ametista, di cupo zaffiro,


di viaggi lungo solchi invisibili incisi dal tempo,


scalpello del cosmo.


Di mondi spariti in un battito d'ali.


Di mostri voraci di luce


affamati di fotoni impazziti


che vorticano inghiottiti da forze tenaci


e lasciano posto al buio più profondo.


Di montagne di gas che, nel vuoto,


creano coreografie luminose


piegate dalla gravità,


che vince su tutto.


Mille occhi di fuoco,


che dico mille, milioni, miliardi


miliardi di miliardi.


Occhi forse oggi spenti


segnano il passo del viandante astrale


e giungono, inesistenti, dopo il lungo viaggio,


a brillare quaggiù


in una vuota lusinga d'immortalitá.


S. M.

© Silvana Maroni


lunedì 22 aprile 2024

SANGUINACCIO: UNA STORIA HORROR

A quattro anni spiavo la cucina delle zie. Un mondo misterioso,  affascinante, ma anche un po’ inquietante, qualche volta. Sembrava di entrare in un antro di streghe, buone però, come quello che preparavano!

Zia Carmela era l’artefice principale: “Guarda, Ida comm’è bello, freschissimo!”

“Overo è bello, comm’è scuro!”

“Hanno acciso ‘o maiale proprio ajere”

Io a stento arrivavo al tavolo, ma guardavo e ascoltavo attentamente fissando i momenti salienti di quella preparazione magica e i suoi misteriosi ingredienti.

Il barattolo era chiuso e conteneva una sostanza vischiosa, tra il rosso e il marrone, piena di grumi che andavano accuratamente filtrati.

 Intanto sul fuoco un pentolone accoglieva gli altri ingredienti, tra cui una quantità indescrivibile di cioccolato: pezzettoni scuri che fondevano nel liquido sobbollendo e schizzando di gocce squisite tutta la cucina.

La cottura era lunga, ma io restavo a guardare, come rapita in un incantesimo.

I grembiuloni delle zie erano macchiati di rosso sangue, ma i loro sorrisi erano gioiosi e rassicuranti, anche se, lo confesso, qualche piccolissimo brivido lo provavo!

© Silvana Maroni


 

venerdì 19 aprile 2024

CINQUE PER CENTO

 Era la fine del mondo. L’asteroide diretto verso la Terra disegnava nel cielo scuro una scia luminosa, come la stella cometa di un vecchio Natale, il primo, quello vero. Gli strali lanciati con rabbia dal dio dell’universo sarebbero ricaduti sull’uomo e le sue colpe. La gravità attirava quella materia impazzita e non c’era scampo per nessuno sul vecchio e stanco pianeta, da tempo succube dell’arroganza umana.

Anche se stavolta l'uomo non c'entrava nulla. Era stato il caso che aveva posto quel masso in rotta di collisione con la Terra. Puro caso.

Lui era in strada, al contrario della maggioranza. Era stato nel tunnel della metropolitana ma aveva trovato un vero inferno: schiamazzi, urla, litigi furiosi. Qualcuno pregava, altri piangevano disperati, qua e là c'era chi si sparava droghe ottenute a prezzo irrisorio.

 I soldi erano già carta straccia.

Preferì non mescolarsi a quella marea umana impazzita, decise che sarebbe morto all’aria aperta, guardando in su, disteso sotto quello stesso cielo che in passato aveva osservato carico di amore e di curiosità, scrutato al telescopio, ammirato nelle notti limpide e che ora gli stava crollando addosso. Briciole di cielo avrebbero cancellato l'umanità. L'Universo non se ne sarebbe neanche accorto. Intorno vedeva sfrecciare veicoli sovraccarichi di bagagli, provviste, masserizie, come se ci fosse stato uno scampo, un luogo sicuro dove nascondersi. C'era ancora qualcuno che coltivava illusioni e incredulità.

Nella realtà la speranza era legata ad un filo sottilissimo. I notiziari erano stai chiari: le  sonde inviate per distruggere l’asteroide o deviarne la traiettoria mortale avevano fatto cilecca, o quasi. Avrebbero fatto tutti la fine dei dinosauri.

 Le possibilità di salvezza erano irrisorie, legate ad un ipotetico impatto con un altro frammento impazzito. Sarebbe stato come fare filotto sull'immensa tavola di biliardo azzurra srotolata lassù, a sovrastare l'umanità disperata, ormai consapevole di non essere la padrona su quel sassolino alla periferia della galassia.

Si parlava di una percentuale intorno al 5%, un nulla.

 Si recò davanti al mare e si distese sulla spiaggia, in prima fila per l’ultimo spettacolo. Maledisse se stesso, aveva desiderio di fumare ma aveva smesso all'improvviso, poche settimane prima, spaventato dai soliti allarmismi dei medici, ora ridicoli a dir poco.  Si frugò lo stesso nelle tasche, e fu premiato. Sul fondo trovò un pacchetto accartocciato con un’ultima sigaretta. Una su 20. “ E’il 5%” pensò. “Si può essere fortunati due volte?”

Gli venne su un sorriso beffardo. L’accese aspettando gli eventi.

© Silvana Maroni

 

 


giovedì 18 aprile 2024

ATTRAVERSO IL RAGGIO VERDE

 Attraverso il raggio verde – A spasso tra universi paralleli – Storie ordinarie e straordinarie di incontri possibili e impossibili

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Il raggio verde è un fenomeno ottico visibile quando il Sole, all'alba o al tramonto, crea una sottile striatura luminosa colorata di verde smeraldo che dura pochi istanti. È un fenomeno fugace, un guizzo veloce di colore intenso difficilissimo da osservare, proprio come sono fugaci e difficili da cogliere certe occasioni che la vita ci presenta.
A questo fenomeno, per certi versi misterioso e soprattutto sfuggente, si possono paragonare le storie di questa raccolta. Storie legate al caso, al tempo o ad eventi imprevedibili, sospese fra Universi paralleli, fra passato, presente e futuro, sogno e realtà.
Alcune sono di fantascienza pura o fantasy, veri e propri voli pindarici della fantasia, ma vi sono anche storie normali di cambiamento, svolte, decisioni, eventi che risolvono la vita.
Quando l’ambiente ci condiziona e ci opprime la cosa migliore da fare è andare via, cambiare radicalmente? È davvero la scelta giusta o è meglio restare, a combattere contro i propri fantasmi?







SU IL SIPARIO

 Lucariè te vuo’ scetà, song già ‘e 9, prenditelo questo caffè pure se è una schifezza. Come dici? Ha un sapore di scarrafoni? Già, ma ogni scarrafone è bello a mamma sua. Lo vedi Ninnillo? Ora si sveglia e gli preparo la zuppa di latte.  La colla, la colla, non l’ho squagliata, devo fare troppe cose, e poi quello scocciante di tuo fratello si lamenta che gli spariscono i soldi, ma può essere mai?

Mi compaiono soldi nelle tasche, è un vero miracolo, ieri non c’erano e oggi stanno qua.

Pascà ma che dici, com’è possibile? Ma sì ho fatto tutto quello che era stabilito: ho sbattuto i tappeti ai quattro lati della casa, cantando, e sono stato premiato!

Professò avete capito? Questa casa è miracolosa e Il segreto del caffè sta nel coppitello di carta: quello trattiene l’aroma: provate, provate pure voi.  

È stato un miracolo vero e proprio: sono resuscitata e tu sei mio marito, il mio cognome è Soriano, come quello dei miei figli, che adesso sono pure tuoi. Festeggiamo Dummì, è ssiente, stann sparanno i fuochi! Facimmo festa!

Ma è Zì Nicola, che sta parlando cu’ nuje, isso parla sulo accussì, co ‘e botte. E non è certo contento: le famiglie vanno a rotoli: non c’è stima, non c’è fiducia. Brutti tempi!

Adda passà a nuttata.

Ma quala nuttata? Il sole sorge, il sipario si abbassa e nelle nostre sale arrivano i friggitori, i pizzaioli. E miettono ‘e tavulini miez ‘a via, stamm chieni ‘e turisti. Napule non è chiù nu tiatro, ma na padellata ‘e zeppole, che frije a tutte ll’ore!

© Silvana Maroni